Sta riscuotendo un bel successo la mostra “La Taranta. Omaggio al Salento” del maestro salentino Massimo Marangio, curata da Alessandro Turco presso la prestigiosa Galleria “Il Gianicolo” di Perugia fino al 10 dicembre.
Dell’opera di Massimo Marangio si è ampiamente occupato una bella mente pugliese Pierpaolo De Giorgi , laurea in filosofia è uno dei maggiori etno musicologhi italiani . Ed è proprio lui a fare il punto sulle opere di Marangio che condensano l’intenso spirito di autenticità del cuore pulsante della Puglia: il Salento. Massimo Marangio, docente di pittura, uomo verace, innamorato delle donne, ama rappresentarle, ossessivamente, in quella estasi collettiva, unica, antichissima che è la danza della Taranta.
Dice Pierpaolo De Giorgi:”Quando le donne diventano protagoniste, la sofferenza, per quanto grande, si risolve in un rito dove la musica e la danza trionfano sulla negatività, sul malessere. Le donne, in questa cultura femminile di ascendenza matriarcale, per effetto della loro vittoria sul male, guariscono e vengono reintegrate nella comunità. I gesti e i passi di danza delle tarantate di Marangio, ormai protagoniste, rivelano nel ritmo questa forza. Dapprima prone, in ginocchio, o supine, immobili o, al contrario, che eseguono acrobatiche capriole, le tarantate possedute dal totem taranta – e quindi diventate, tramite il ritmo, mimeticamente taranta esse stesse -, nella fase successiva allontanano il ragno possessore, cacciano la parte negativa del totem e danzano liberamente. Spesso, in questi momenti del rito, seguono il ritmo senza mai perdere il passo e mostrano una grazia e un’eleganza degne delle migliori danzatrici professioniste”. La libertà agognata o raggiunta dalle tarantate è anche eros, ci dice ancora con forza Marangio. “Preannunciato dai colori infuocati e dalla tensione segnica, liberatore e messianico, di sovente compare l’eros, anch’esso con un deciso piglio espressionistico”.
Le donne tarantate di Marangio sono Menadi che si riprendono l’eros come loro diritto antichissimo, senza alcuna remora, e ne fanno un simbolo. L’eros liberato non è qui soltanto una disinibizione dalle convenzioni sociali ma, soprattutto, un’energia dionisiaca collettiva attraverso la quale le tarantate celebrano la loro appartenenza alla natura, alla vita e alla bellezza. Donne che dicono un sì globale alla vita.
(Virginia Zullo)
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