Se è vero che la televisione ha creato gli italiani, Pippo Baudo, che della tv italiana è tra i padri fondatori, per proprietà transitoria deve aver lasciato un po’ di sé in ciascuno. Non faremo l’elenco dei programmi che, dal 1959, ha ideato e condotto, né enunceremo tutti i 13 festival di Sanremo cui ha dato vita. Nell’incertezza del momento chiediamo a questo monumento nazionale semplicemente di parlarci di tv, e di quel bene comune che si chiama Rai.
DT – Come immagina il futuro del servizio pubblico?
PB – Il futuro del servizio pubblico Rai lo immagino roseo nonostante ci sia un atteggiamento negativo, certo la Rai deve cambiare strategia. Credo in una televisione colta, interessante, educativa ma che possa interessare tutti; perché è inutile fare programmi elitari che interessano poche persone, diventa un servizio a domicilio. La televisione si vede in tutto il paese, bisogna trovare la via mediana in cui la Rai è stata maestra negli anni passati. In altre parole bisogna mettere insieme la componente di comprensibilità e la componente colta. Vorrei che alla fine di ogni programma, sia esso di varietà intrattenimento o altro, restasse almeno un concetto, mi auspicherei che il pubblico spegnendo il televisore dicesse : “Ecco, ho appreso una cosa che non sapevo”. Non i particolari di un delitto o di un pettegolezzo ma qualche cosa che migliori il bagaglio intellettuale dell’ individuo. Secondo me il servizio pubblico non finirà, tutte le cassandre che ne hanno sentenziato la fine sbagliano. In questo momento di crisi soltanto la cultura può salvare ed aiutare il paese.
DT – Come mai sembra tanto difficile mettere insieme popolarità, cultura ed eleganza. Lei è stato maestro in questo.
PB – Non è difficile, è che non lo vogliono fare. E’ un problema di linee editoriali: se la linea editoriale impone ai collaboratori o agli autori di scrivere cose più intelligenti, più alte allora i programmi migliorano. Il problema è di tipo autoriale. La televisione deve “allevare” nuovi autori. Noi abbiamo fatto una grande televisione quando avevamo grandi autori. Gente colta, nomi importanti, come Marcello Marchesi, Antonio Murri… Grazie a loro si è fatto un varietà che non era banale. Se invece si prendono dei ragazzi solo per mettere assieme delle scalette e per proporre ciò che secondo loro più o meno può piacere agli italiani allora non si creano autori. Dobbiamo smetterla con questa imitazione dei format stranieri perché noi abbiamo inventato la televisione italiana, tutti gli stranieri che venivano in Italia si meravigliavano. “Come fate a fare questo spettacolo, ma lo fate una volta al mese o una volta all’anno?”, è una domanda che mi hanno fatto. No, gli dicevo :lo facciamo tutte le settimane. La nostra televisione era diversa dalle altre ed ora invece con questi format olandesi, danesi, americani ci si è abbassati e abbiamo negato la nostra creatività.
DT – Crede che la tv commerciale abbia influito sul degrado della Rai?
PB – Ha influito moltissimo perché la tv commerciale volendo conquistare fette più popolari ha fatto sempre programmi al ribasso e la tv di stato, di servizio pubblico, si è fatta trascinare nello stesso fiume e quindi hanno finito per assomigliarsi. Anche la tv commerciale ha il bisogno di migliorarsi e rinnovarsi.
DT – Corrado Augias alla domanda quale Rai sogna ha risposto una Rai liberata dalla morsa dei partiti, cosa ne pensa?
PB – Beh, insomma i partiti ci sono sempre stati ed hanno sempre avuto la loro funzione, una volta però i partiti si accontentavano della modica quantità, raccomando qualcuno che almeno era un po’ bravo. C’era una vecchia battuta che circolava, come si fanno le assunzioni in Rai. Si assumono un democristiano, un socialista, un comunista ed uno bravo … Il problema ora è che i politici sono diventati insaziabili, vogliono occupare tutto. La politica non può staccarsi dal servizio pubblico, è una cosa bella quella che dice Augias ma è una chimera non realizzabile. Bisogna che i partiti sappiano stare anche alla porta e si accontentano di qualche piccola porzione e non rompano più di tanto.
DT – Il momento più bello della sua carriera televisiva?
PB – Per fortuna ne ho avuti tanti, il più bello, quello che non dimenticherò mai fu quando mi affidarono la conduzione di Domenica in che per due anni aveva fatto Corrado. Era un programma fatto di telefilm, di dischi ecc.. Io dissi no, facciamo un grande rotocalco della domenica dove ci occupavamo di tutto: ho portato i più grandi scrittori stranieri ed italiani, ho portato degli inventori, addirittura anche scienziati nucleari, ho portato Rosario Romeo, un filosofo e le assicuro che funzionava benissimo.
DT – Lei con la sua nuova Domenica in per Raiuno ed Arbore con L’Altra domenica per Raidue avete a vostro modo rivoluzionato la domenica televisiva…
PB – Dice bene, fu proprio una rivoluzione Renzo con la sua grande ironia faceva un programma straordinario, io facevo un programma – rotocalco, da servizio pubblico. Renzo è sempre stato un innovatore un po’ folle io facevo la parte più istituzionale….
DT – Se dovesse mandare un messaggio al direttore generale della Rai, Lorenza Lei cosa vorrebbe dire?
PB – Vorrei dire: “Facciamo un piano editoriale, mettiamoci davanti ad un tavolo lavoriamo tanto partoriamo delle cose analizziamole, studiamole e diamo vita al nuovo”. Una nuova televisione per quanto riguardo lo schema degli appuntamenti e l’ alternanza dei palinsesti.
DT – In pratica manca un vero piano editoriale in Rai?
PB – No, perché purtroppo ognuno eredita quello precedente. Non si è mai avuto il coraggio di dire: “Ok da domani si cambia”. Io cambierei proprio gli appuntamenti tipici che sono diventati vecchi.
DT – Le piacerebbe fare il direttore di rete?
PB – Mi è stato offerto più volte ma sono troppo vanitoso, mi piace apparire sono ambizioso, non posso fare il direttore e poi scritturarmi, sarebbe scorretto…. Ho fatto il direttore artistico ai tempi di Letizia Moratti e feci belle cose, bei programmi.
DT – Ha un progetto?
PB – La mia gerla di “befano” dello spettacolo è piena d’idee. Alcune buone, altre no, e che metto in discussione. Non passa giorno in cui non scriva una pagina, faccio come usava Moravia che quotidianamente metteva il suo foglio nella macchina da scrivere e lasciava giù una cosa . Ogni giorno io mi alzo foglio di carta e matita, e scrivo, e penso ….
DT – Abbiamo speranza di rivederla in tv?
PB – Io me lo auguro, però questo non dipende da me ma da chi ha l’autorità di chiamarmi…
DT – I tempi stanno cambiando, forse cambierà anche la Rai.
PB – Io sono pronto, e come i carabinieri sono “nei secoli fedele”.
(Virginia Zullo)
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