Un viaggio nella storia. La macchina del tempo non è ancora stata inventata, ma grazie al museo dei trasporti “Francesco Ogliari” di Ranco, sulla sponda varesina del lago Maggiore, si può fare un tuffo nel passato e scoprire la profonda evoluzione dei mezzi di locomozione, ferroviari e stradali ma non solo, dal Settecento a oggi.
La dimostrazione che la tecnologia ha fatto passi da gigante regalandoci comodità a cui oggi nemmeno più facciamo caso, ma che solo pochi decenni fa erano impensabili.
Sin dalla fondazione, avvenuta nel 1954, l’ingresso è gratuito. Il percorso espositivo inizia con due statue. Una raffigura un uomo con le braccia allargate, proteso nello sforzo di tirare con una fune un carrello di carbone, e l’altra è un omaggio a san Francesco. Le sezioni sono sei: il tempo del cavallo, il tempo del vapore, il tempo dell’elettricità, il tempo del motore, la scalata al cielo e la città ideale ispirata a Leonardo da Vinci.
E’, quest’ultima, un microcosmo in miniatura caratterizzato da due chilometri di binari con oltre 180 scambi, 680 carrozze, 193 locomotive e 64 treni compresi lo Shinkansen della linea superveloce Tokyo-Osaka, il Tgv e il Pendolino, e quelli a cremagliera. E poi impianti a fune, pullman e filobus, 15 km di rete elettrica, aerei come il Concorde, e una moltitudine di semafori e luci.
La raccolta presenta autentici gioielli sopravvissuti all’incedere degli anni. Uno è il tram a cavalli che nel 1876 faceva servizio da Milano al regio parco di Monza.
Era dotato di una scaletta che consentiva di accedere al piano superiore dov’erano collocate le panchine: una a due posti per gli innamorati e altre a uno per vedove e preti. Altri cimeli sono l’autobus a benzina Fiat 18 BL costruito nel 1912 e verniciato con un brillante giallo canarino, il convoglio che il maresciallo Cadorna utilizzava per spostarsi sul fronte della prima guerra mondiale, e una lunga serie di vetture: da quelle della linea 1 della metropolitana di Milano a quelle di Giuseppe Verdi e di papa Pio IX con la sala del trono, il terrazzo per le benedizioni, tre altari per le celebrazioni e il posto di guardia.
Ecco inoltre quelle, datate 1880, delle milanesi Ferrovie Nord. Erano a quattro classi: la prima in velluto rosso, la seconda in verde, la terza con le panche di legno e la quarta solo con posti in piedi.
I visitatori possono parallelamente ammirare carrozze a traino animale, diligenze come quella del Sempione, reperti relativi a funivie e cremagliere, vagoni dei treni, e modelli di macchine, autobus, biciclette, Jeep ferroviarie americane e motociclette. E’ tutto un susseguirsi di sorprese: come la riproduzione delle stazioni con le sale d’aspetto, gli orologi e le campanelle, e arricchite da manichini che indossano le divise delle diverse epoche. E lì accanto le rotaie in legno nate nelle miniere di carbone, esempi di passaggi a livello e di carri-gru, i locali dei depositi e quelli riservati agli operai, telegrafi a nastro, telefoni a batteria, e persino raccolte di biglietti.
Info 0331.975198 (Marco Fornara)
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