Come si dice a Roma: non ci resta che “rosicare” e guardare quello che fanno gli inglesi. In attesa che nei prossimi decenni, chissà, magari nel 2020 le Olimpiadi possano tornare in Italia, dopo 60 anni dalla prima e ultima volta, se tutto va bene.
A Londra, intanto, settimana dopo settimana s’inseguono gli annunci e l’adrenalina cresce, il countdown segnala meno otto mesi (giorno più giorno meno) al via dei Giochi Olimpici. Che si chiameranno pure “giochi” ma sono cosa serissima e per spremerne tutto il potenziale economico bisogna prolungarne la vita il più possibile. Ovvero, richiamare folle ben oltre le tre settimane canoniche delle competizioni, creare un lunghissimo prima e un lunghissimo dopo mettendo in vetrina più mercanzia possibile.
Tutto made in UK. D’altronde così avremmo fatto anche noi…
Presentate come “la più grande celebrazione culturale nella storia del moderno movimento olimpico” le Olimpiadi della
Cultura di Londra 2012 – un mega cartellone di eventi che si sviluppa in quattro anni – trovano nel London festival 2012 il loro momento culminante: a partire dal 21 giugno, artisti da tutto il mondo e di ogni disciplina invaderanno il Regno Unito per una proposta che include danza, musica, teatro, video arte, moda, cinema, innovazione digitale.
(www.london2012.com/festival)
E’ dell’altro giorno l’annuncio che uno dei “momenti forti” delle “olimpiadi della cultura è rappresentato dalla retrospettiva di Damien Hirst alla Tate Modern (www.tate.org.uk).
Dal 4b aprile al 9 settembre una settantina di opere del maggiore esponente di ciò che fu “la Young British art”, saranno proposte al grande pubblico. Realizzata con la collaborazione dell’Autorità Qatar Musei (l’authority è stata fondata nel 2005 dallo sceicco Hamad Bin Khalifa Al Thanicon l’obiettivo di fare dello Stato del Qatar il cuore culturale del Medio Oriente) e curata da Ann Gallagher la mostra si configura come un’indagine sostanziale sull’opera di Hirst.
Hirst uno dei più geniali artisti di questo tempo o furbesco comunicatore? Forse la risposta, quella che non trova d’accordo neppure i critici, può arrivare proprio da questa mostra, un percorso attraverso due decenni di pratica creativa. 
Damien Hirst ebbe la prima volta l’attenzione del pubblico a Londra nel 1988, quando ideò e curò Freeze, una mostra delle sue opere e quella dei suoi amici e compagni di studi del Goldsmiths College, organizzata in un magazzino in disuso.
La mostra comprenderà le sculture dei primi anni 1990, come ad esempio il noto squalo in formaldeide, del 1991 (l’impossibilità fisica della morte nella mente di chi vive), il cupo Mother and Child Divided, la scultura in quattro parti di una mucca e vitello tagliati in due. E poi i primi esempi di pittura “spot” e il celebre armadietto dei medicinali.
Ci sarà la ricostruzione di un’opera del 1991 dedicata alle farfalle, per cui i visitatori assisteranno all’intero ciclo di vita delle farfalle in una stanza sigillata: la nascita, la maturità, l’accoppiamento e il variopinto tappeto degli insetti morti sul pavimento. E ancora due grandi installazioni: In e Out of Love (1991), che non è stata mai mostrata nella sua interezza sin dalla sua creazione, e Farmacia, del 1992.
La vita, la morte, il sistema di credenze, i valori che accompagnano il ciclo dell’esistenza e poi la critica alla società, all’eccesso, ed anche a un mercato dell’arte ubriaco di denaro. Sono i temi cari ad Hirst, tutti rintracciabili in For the love of God, la sua opera più rappresentativa.
Parliamo del teschio tempestato di diamanti, che sarà presentato nella Turbine hall della Tate come una mostra nella mostra (ingresso separato e gratuito). Una camera di visualizzazione speciale in mezzo a rigide misure di sicurezza serviranno a proteggere quel cranio umano rivestito di platino e ricoperto da 8.601 diamanti, con un grosso dimante rosa di 52,4 posato sulla fronte.
Il cranio è stato esposto per sei mesi e mezzo a palazzo Vecchio (dicembre 2010 – giugno 2011), raccogliendo circa 150mila visitatori e risultando l’esposizione più vista a Firenze negli ultimi 10 anni, precedentemente, nel 2008 era stato esposto al Rijksmuseum di Amsterdam . “Per l’amore di Dio”, piaccia o meno è diventata una delle opere più ampiamente riconosciuta dell’arte contemporanea. Sintesi dell’ interesse ossessivo dell’artista per la mortalità.
Alludendo all’iconografia del cranio nell’arte come un memento mori – un ricordo della fragilità della vita – il lavoro può essere visto in alternativa come una glorioso, quasi devozionale, gesto di sfida o di provocazione di fronte alla morte stessa.

Damien Hirst For the Love of God 2007 © Damien Hirst. All rights reserved. DACS 2011. Photo: Photographed by Prudence Cuming Associates

Damien Hirst Beautiful, childish, expressive, tasteless, not art, over simplistic, throw away, kid's stuff, lacking integrity, rotating, nothing but visual candy, celebrating, sensational, inarguably beautiful painting (for over the sofa) 1996 © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved. DACS 2011. Photo: Photographed by Prudence Cuming Associates

Damien Hirst Sympathy in White Major - Absolution II 2006 © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved. DACS 2011. Photo: Photographed by Prudence Cuming Associates

Damien Hirst The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living 1991 © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved. DACS 2011. Photo: Photographed by Prudence Cuming Associates
© Riproduzione riservata


