Ci sarà anche John Lasseter domani 21 novembre, alla presentazione della mostra PIXAR – 25 anni di animazione, allestita al PAC di Milano da mercoledì 23 fino al 14 febbraio (www.mostrapixarmilano.it) .
Il fondatore (assieme a Steve Jobs e a Ed Catmull) degli degli studios che hanno rivoluzionato l’arte dell’animazione, e che solo qualche settimana fa ha ricevuto
l’onore della stella sulla Walk of Fame di Los Angeles (foto di testa), sarà peraltro protagonista al teatro Dal Verme della serata “Meet the media guru” durante la quale racconterà al pubblico la filosofia che ha consentito la nascita di autentici capolavori del cinema: da Toy Story, il primo lungometraggio di animazione computerizzata mai realizzato, datato 1995, all’ultimo, attesissimo “Brave”, che arriverà nelle sale nel 2012. Una miscela d’immaginazione, tecnologia e business che ha contribuito a “disegnare” questo tempo.
Lasseter dice che ci vogliono tre cose per fare un film d’animazione: il mondo, il carattere e la storia. E’ questo che racconta la mostra che da cinque anni è in giro per il mondo: partita al MoMa di New York per celebrare i 20 anni di Pixar, oggi, ampliata, arriva a Milano per la prima tappa europea. Un percorso affascinante dal cuore semplice. Semplice, come gli schizzi fatti a mano per fermare sulla carta personaggi e mondi.
Si dice Pixar ed ecco che l’immaginazione cerca l’appiglio tecnologico, il computer, i programmatori di sofisticati sistemi per elaborare le immagini cinematografiche, come il famoso CGI. C’è del vero, c’è del falso. Alla Pixar amano dire che il computer è solo la fine della storia; al centro di tutto c’è la passione per il racconto e per le immagini.
Come per tutte le narrazioni, il punto di partenza è un’idea, subito dopo arrivano gli artisti tradizionali e gli scultori, che con carta bianca, matite e argilla le danno forma. In definitiva, anche il film d’animazione più innovativo finisce per essere una grande opera d’artigianato.
Scrive Lasseter «Molti non sanno che la maggior parte degli artisti che lavorano in Pixar utilizzano i mezzi propri dell’Arte – il disegno, i colori a tempera, i pastelli e le tecniche di scultura – come quelli dei digital media. La maggior parte delle loro opere prendono vita durante lo sviluppo di un progetto, mentre stiamo costruendo una storia o semplicemente mentre guardiamo un film. La ricchezza del patrimonio artistico che viene plasmato per ogni film raramente esce dai nostri studi, ma il prodotto finale – il lungometraggio – che raggiunge ogni parte del mondo, non sarebbe possibile senza questa fase artistica e creativa».
Il percorso espositivo è costruito con oltre 500 opere, un viaggio che comincia col primo lungometraggio dedicato a Luxo Jr.(1986) e approda ai grandi capolavori come Monster & Co (2001), Toy Story (1, 2 e 3), Ratatouille (2007), WALL·E (2008), Up (2009) sino a Cars 2 (2011) e con un’anticipazione di Brave. Curata per l’allestimento italiano da Maria Grazia Mattei, la mostra è divisa in quattro sezioni – Personaggi, Storie, Mondi e Digital Convergence – e due speciali installazioni l’Artscape e lo Zoetrope, che utilizzano la tecnologia digitale per far rivivere con grande effetto le opere esposte nel percorso espositivo, progettato da Fabio Fornasari.

Robert Kondo Beat Board: Goodbye Andy Impaginazione di Jason Katz e John Sanford TOY STORY 3 (2010) Dipinto digitale
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