Neutrini, Star Trek e la memoria del futuro

Perché tra i più accaniti consumatori di fantascienza ci siano tanti giovani iscritti alle facoltà scientifiche è un dato reale e non contraddittorio. La fantascienza, [...]

Perché tra i più accaniti consumatori di fantascienza ci siano tanti giovani iscritti alle facoltà scientifiche è un dato reale e non contraddittorio. La fantascienza, infatti, quando è buona, ovvero quando prende in considerazione ipotesi scientificamente plausibili, ha la capacità di farci vedere il futuro.

Come i robot di Asimov, tanto per fare il più classico degli esempi, che ci prendono per mano dicendoci “apri la mente, quello che leggi qui non lo vedrai mai, ma è possibile”. Un futuro che gli uomini di scienza, giustamente legati alle verifiche e alla riproducibilità dei fenomeni, possono solo abbozzare. E’ invece dei creativi, dei poeti, degli uomini di fantasia l’incarico di saltare i passaggi intermedi e di farcelo vedere questo futuro, di raccontarcelo, aiutandoci così a costruire la memoria di quello che sarà.

Memoria del futuro migliore, come quella scritta in Star Trek dove l’elemento più assurdo, conoscendo appena la natura del bipede terrestre, arriva da un eccesso di “politicaly correct” che gli umani adottano nei confronti delle altre specie viventi dell’Universo. Ma non è della sociologia del futuro che vogliamo parlare – anche se l’argomento è intrigante – .

Prendiamo spunto dall’ultima, probabile, rivoluzionaria scoperta scientifica: la velocità dei neutrini. Dopo l’esperimento Opera dello scorso settembre (quello che ha messo in subbuglio la fantasia dell’ex ministra Maria Stella Gelmini), i neutrini lanciati dal Cern di Ginevra, hanno nuovamente raggiunto le caverne dei laboratori del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare viaggiando più in fretta della luce. Anche questa volta è questione di frazione di frazione di secondo, ma si tratta pur sempre di una velocità superiore a quella che sembrava e che forse ancora è, un limite invalicabile.

Forse, questa è la parola chiave. Nella comunità scientifica una delle ipotesi avanzate è che queste particelle capaci di attraversare la materia, lungo i 730 chilometri che separano Ginevra da L’Aquila non abbiano superato la velocità della luce ma semplicemente preso una scorciatoia.   Magari approfittando della curvatura spazio temporale (vedi immagine in basso), ed è esperienza comune che se invece di seguire una curva si segue un percorso rettilineo le distanze si accorciano. Dunque i neutrini potrebbero non aver compiuto i 730 chilometri, ma qualcosa in meno, da qui i dati che hanno messo il parapiglia nella comunità scientifica internazionale.

Guarda caso è questo il principio della “propulsione a curvatura” grazie alla quale l’Enterprise e le altre astronavi della flotta astrale delle serie tv e dei film di Star Trek riescono a superare il limite “invalicabile” dei 300mila chilometri al secondo e arrivare a distanze enormi (su Wikipedia un’esauriente descrizione), fare la conoscenza di altre specie viventi e scoprire nuovi mondi.

E se grazie a quella manciata di neutrini elvetico-abruzzesi fossimo giunti all’alba dei viaggi intergalattici?

Non allontaniamoci troppo, accontentiamoci della fantascienza e poi chissà… (AD)

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