Massimo Giletti: “Ecco la Rai che sogno”

Da molti anni tiene compagnia al pubblico di RaiUno, Massimo Giletti, pietra miliare di quell’intrattenimento popolare (“intrattenimento consolatorio” a voler usare le parole di Aldo [...]

Da molti anni tiene compagnia al pubblico di RaiUno, Massimo Giletti, pietra miliare di quell’intrattenimento popolare (“intrattenimento consolatorio” a voler usare le parole di Aldo Grasso) che, pur essendo genere alquanto vilipeso, trova ragione nelle ampie platee che raggiunge.  La sua “Arena” della domenica pomeriggio attira giudizi controversi e tentativi d’imitazione, ma lo show, al suo ottavo anno, continua a funzionare e anzi ha dilatato in questa stagione i suoi tempi. Sono trascorsi 17 anni dal debutto di Massimo Giletti davanti alle telecamere, era il 1994, la trasmissione era Mattina in famiglia su Rai 2. E fu matrimonio, il conduttore ha mai lasciato la Rai diventando, di fatto, testimone di un periodo denso di cambiamenti. Cambiamenti nella tv, nel mondo della comunicazione, nel “ventre” stesso di “mammaRai”.

DT – Come immagina il futuro del servizio pubblico Rai?

MG – E’ difficile già prevedere il presente… figuriamoci il futuro!

DT – Sì, ma le piace la Rai di oggi?

MG – Credo che si debba cominciare a produrre internamente questa è l’unica strada. Io sono uno dei pochi rari prodotti interni Rai degli ultimi anni e credo che bisogna continuare a produrre nell’azienda…

DT – Cosa si augura per la Rai?

MG – Mi piacerebbe che si riconoscesse chi è bravo, insomma, per le persone che hanno qualità e hanno passione vorrei il giusto riconoscimento. E parlo di riconoscimenti anche pecuniari, importanti per stimolare chi lavora bene. Credo ancora nel servizio pubblico, credo nella mission di servizio pubblico ma bisogna smetterla, bisogna aver coraggio e smetterla di seguire le tv commerciali. Bisogna avere il coraggio di investire in prodotti diversi e non solo commerciali

DT – Si ma per vent’anni abbiamo avuto come presidente del consiglio il creatore della tv commerciale….

MG – Lo sapevo che la buttava in politica.

DT – Non crede forse che abbia influito sulle sorti della Rai il potere politico di Silvio Berlusconi?

MG – Guardi io dico solo che da anni la Rai non investe più nelle risorse interne, deve tornare a fare servizio pubblico che per me vuol dire tornare a produrre all’interno e premiare chi ha qualità.  Mancano gli uomini di prodotto e i pochi uomini di prodotto non li vedo ben messi, sono spesso frustrati.

DT – Non vuole proprio parlare dell’influenza della politica in Rai?

MG – C’è sempre stata, dall’epoca di Bernabei la televisione è sempre stata in mano alla politica, ma mancano gli uomini di qualità e di prodotto, e a volte bisogna anche dire no alla politica.

DT – E’ possibile?

MG – Io sono un sognatore, amo sognare, spero non che non siano solo illusioni.

DT – Corrado Augias alla domanda come immagina il futuro del servizio pubblico ha risposto in modo secco: che la Rai sia liberata dai partiti…

MG – Non è una cosa possibile, non è praticabile. Essendo il nostro editore il parlamento tutti l’auspichiamo ma non è così…

DT – Siamo al cane che si morde la coda dato che i partiti non potranno sempre proporre i bravi o gli uomini di prodotto, hanno altre logiche …..

MG – Sì lo so, ma così si perde la competitività, occorrono persone brave capaci, nei luoghi di decisione. Ci sono persone brave anche se sono targate politicamente e che sanno fare il loro lavoro.

(Virginia Zullo)

 

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