Mostre imperdibili. Homo sapiens: chi siamo, da dove veniamo

Homo Sapiens. La grande storia della diversità umana. A Roma, Palazzo delle Esposizioni, fino al 12 febbraio 2012. www.palazzoesposizioni.it Un titolo che sintetizza alla perfezione [...]

Homo Sapiens. La grande storia della diversità umana. A Roma, Palazzo delle Esposizioni, fino al 12 febbraio 2012. www.palazzoesposizioni.it

Un titolo che sintetizza alla perfezione gli scopi della mostra e la bellezza di quel mosaico di culture che rappresenta il genere umano. E infatti per ricostruire le radici e i percorsi delle popolazioni umane è stato necessario uno sforzo internazionale, e una collaborazione che coinvolge Italia, Stati Uniti, Israele, Germania, Francia, Australia, Georgia, Sud Africa, con il contributo di sedici Università e più di trenta musei e istituzioni di tutto il mondo. “Noi abbiamo un bisogno estremo di capire meglio noi stessi e di imparare a usare nel modo migliore la nostra eredità culturale”, affermano i curatori della mostra Luigi Luca Cavalli Sforza e Telmo Pievani.

Le domande sono quelle fondamentali: da dove veniamo, come siamo riusciti a popolare il pianeta partendo, duecentomila anni fa, da una piccola valle di quella che oggi chiamiamo Etiopia.

I curatori hanno coordinato un nutrito gruppo di scienziati per delineare la grande carta storico-geografica delle migrazioni. Genetisti, linguisti, antropologi e paleoantropologi del calibro di Niles Eldredge, Rob DeSalle, Tim White, Spencer Wells, Ian Tattersall e Lee Berger, hanno unito i risultati delle loro ricerche in un affresco della storia dell’evoluzione umana. Il risultato è questa mostra, interattiva e multimediale che racconta in sei sezioni le storie e le avventure degli straordinari spostamenti, in larga parte ancora sconosciuti, che hanno generato la diversità umana.

E’ la prima mostra mai realizzata al mondo che descriva lo scenario maestoso dell’evoluzione umana per come è emerso recentemente dal connubio di dati genetici, antropologici e linguistici”, dice Telmo Pievani. “Con il massimo rigore scientifico ma anche con il desiderio di comunicare a tutti, racconta la storia appassionante del popolamento umano della Terra attraverso le più sorprendenti scoperte scientifiche degli ultimi anni, spiegandoci perché tutti gli esseri umani sono strettamente imparentati, come ci siamo diffusi ovunque differenziandoci, e come mai siamo rimasti l’unica specie umana, quando fino a poche migliaia di anni fa ne esistevano almeno altre quattro”.

La storia narrata in Homo sapiens attraverso oggetti, fossili, manufatti, utensili, modelli, ricostruzioni, video e immagini ci dice anche perché alcune lingue, come il basco, sembrano diverse da ogni altra lingua del mondo, e perché, d’altro lato, alcune lingue lontane tra loro come il turco e il giapponese siano figlie della stessa madre: strani casi di distribuzioni e affinità planetarie, un processo a grande scala in virtù del quale i rami di popolazione (e le mutazioni genetiche di cui sono portatori), coincidono a volte con diversificazioni di famiglie linguistiche e di culture.

Come aveva già previsto Darwin, l’albero della diversificazione delle popolazioni della Terra potrebbe permetterci anche di capire la struttura dell’albero delle lingue. Dalla mostra scopriamo anche come i nemici di oggi, gli arabi e gli ebrei che convivono in Palestina, siano figli della stessa storia. Ci parla dell’amaro paradosso per cui le regioni oggi più travagliate da conflitti come l’Afghanistan, il Caucaso e l’Iraq, furono in epoca molto antica vie di passaggio e luoghi d’origine degli scambi e delle ibridazioni più importanti nella specie umana.

Spettacolare l’allestimento che mescola linguaggi espositivi diversi: preziosi reperti originali provenienti da tutto il mondo, modelli spettacolari in scala reale, exhibit interattivi giocosi, passaggi immersivi tra suoni e colori per raccontare le grandi “prime volte” dell’umanità (dai primi passi da bipedi alle prime opere d’arte).

Si comincia allora più o meno 2 milioni di anni fa, con quegli strani primati che, conquistata la posizione eretta fuoriescono dall’Africa e colonizzano il vecchio continente. Un salto in avanti, arriviamo tra i 180mila ed i 200mila anni fa, in Africa nasce l’Homo sapiens, il nostro progenitore, anche lui è un “viaggiatore” e nello spostarsi entra in contatto con un mondo affollato di quelle specie fuoriuscite dall’Africa precedentemente. Incontriamo il “cugino” Neanderthal, il piccolo Uomo di Flores e il misterioso Uomo di Denisova (Siberia): per la maggior parte della nostra storia non siamo stati soli su questo pianeta.

Un altro salto temporale, approdiamo a 40mila anni fa nel pieno della “rivoluzione paleolitica”. E’ in questo periodo che scopriamo l’arte, le sepolture rituali, diventiamo esseri tecnologici e impariamo a cucinare i cibi. Partiamo anche alla scoperta di nuovi mondi, colonizziamo l’America e perfino l’Australia.

Tra noi c’è chi rinuncia al nomadismo e allora impara a coltivare piante e crescere animali, la popolazione umana inizia a crescere a ritmi mai visti, innescando nuove espansioni, migrazioni, ibridazioni e nuovi conflitti, e provocando un impatto spesso irreversibile sugli ambienti colonizzati. Una panoramica sull’Italia un caso esemplare di un territorio arricchito allo stesso tempo dalla sua diversità biologica e culturale: due forme di evoluzione intrecciate, fra geni, popoli e lingue.

Questo è il risultato storico di incessanti processi di migrazione che però non hanno impedito il formarsi di un’unità culturale, illustrata dalla nascita della lingua italiana molto prima che l’Italia diventasse una nazione.

Se l’origine di Homo sapiens è così recente, unica e africana, e se poi la nostra giovane specie è stata così mobile e promiscua, significa che è altamente improbabile che vi sia stato il tempo e il modo di dividere le popolazioni umane in “razze” geneticamente distinte. Il messaggio duplice di questa storia è la forte unità biologica e al contempo la straordinaria diversità culturale interna della specie umana.

Le “civiltà” in questo scenario assomigliano a organismi in evoluzione, ricchi di differenze interne e interdipendenti l’uno rispetto all’altro sia nel tempo sia nello spazio. Le radici di questi sistemi plastici di culture sono tutte intrecciate fra loro.

La mostra si arricchisce d’incontri, eventi, momenti didattici, per saperne di più:  www.homosapiens.net .

le ciampate del diavolo, in Campania, la più antica traccia di una camminata di esemplari di Homo. (credits: museo archeologico di Teano, per gentile concessione della soprintendenza speciale per i beni archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta , e del dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova)

gli antichi corsi d’acqua del Sahara, oggi visibili solo dal satellite (credit: © NASA)

ricostruzione di una ragazza appartenente alla specie neanderthalensis

Vallata Omo, in Etiopia. La culla dell'uomo

trapanazione di un frammento di osso di neanderthal. (credit: © Frank Vinken)

I resti fossili del bambino di Lagar Velho, il caso più noto di ibridazione tra la specie sapiens e la specie neanderthalensis. (credit: © The National Academy of Science)

la grotta di Liang Bua, sull’isola di Flores, dove è stato rinvenuto un esemplare di Homo floresiensis

Botswana (dalla collezione privata di Luigi Luca Cavalli Sforza)

Il calco di un’antichissima ruota in legno dell’età del bronzo, risalente al 1450-­‐ 1250 a.C., rinvenuta sulla sponda piemontese del lago Maggiore. (credit: Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie, Museo di Antichità di Torino)

 

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