Zucchero, l’autobiografia

Adelmo Fornaciari si racconta. Dopo cinquanta milioni di dischi venduti, Zucchero ritrova anche attraverso la scrittura il senso della proprie radici, un libro “Il suono [...]

Adelmo Fornaciari si racconta. Dopo cinquanta milioni di dischi venduti, Zucchero ritrova anche attraverso la scrittura il senso della proprie radici, un libro “Il suono della domenica – il romanzo della mia vita”, da oggi in libreria per Mondadori anticipato l’anno scorso da quel concept album Chocabek, che proprio nell’infanzia e nella terra emiliana trova la sua trama narrativa.

Figlio di un “voltaformaggio” e di una casalinga, il piccolo Adelmo Fornaciari cresce a Roncocesi, tra i campi, vicino a Reggio Emilia. Un mondo piccolo tra la cooperativa comunista e la parrocchia di don Tajadela, il prete bello grosso, popolato di personaggi memorabili come la nonna Diamante, il nonno Cannella, lo zio Guerra, maoista che mangiava solo riso, la Vittorina che si piega per gonfiare la ruota della bicicletta e gli mostra le mutande, rivelandogli cosa c’è sotto e spalancandogli la porta dell’erotismo e delle fantasie sessuali.

Siamo a metà degli anni Cinquanta, in quel gran pezzo dell’Emilia, terra di comunisti e di motori, di cucina grassa e di cantanti. Delmo aggiusta in officina il suo mosquito che non parte mai, dorme in una camera dove stanno appese sopra il suo letto meravigliose coppe, salami, ciccioli, prosciutti. Si sveglia alla mattina unto e profumato di grasso. E va in chiesa a suonare l’organo. In cambio serve messa.

Un mondo antico fatto di fatiche, ma anche di un inesausto desiderio di felicità. Siamo alla vigilia del boom economico e Delmo vola sui seggiolini del calcinculo del luna park alla fiera di San Biagio. C’è il giradischi. Ascolta il beat emiliano dei Nomadi e dell’Equipe 84, ma anche Let It Be dei Beatles e A Whiter Shade Of Pale dei Procol Harum. Cambia il set.

Dall’Emilia Adelmo si sposta nella Forte dei Marmi delle estati ricche e degli inverni poveri, delle balere e dei dancing. Poi nella Carrara anarchica.

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