Itinerario: Cetara tra storia e gastronomia

Ai tempi degli antichi romani veniva chiamata “garum”. Era una salsa cremosa ottenuta dalla macerazione di strati alternati di pesci piccoli e interi, sgombri e [...]

Ai tempi degli antichi romani veniva chiamata “garum”. Era una salsa cremosa ottenuta dalla macerazione di strati alternati di pesci piccoli e interi, sgombri e tonni tagliati a pezzetti, ed erbe aromatiche tritate. Il suo “erede” è la colatura d’alici, secolare tradizione di Cetara, pittoresco borgo marinaro della costiera amalfitana la cui parte più alta si distende in una profonda vallata ai piedi del monte Falerio. La località è fiancheggiata da vigneti e agrumeti. A cominciare dai limoneti che assicurano un’elevata produzione di “sfusato”, dalla cui corteccia si ricava il limoncello.

 

Regole semplici e tempi precisi per la colatura. La “caccia” alle acciughe avviene nel golfo di Salerno tra il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, e il 22 luglio, ricorrenza di Santa Maria Maddalena. Messe in un contenitore, vengono cosparse di abbondante sale marino e pressate; così, ben presto in superficie comincia ad affiorare una sostanza che viene raccolta in grandi bottiglie di vetro poi esposte alla luce diretta del sole estivo per favorire l’evaporazione dell’acqua. Proprio in questi giorni inizia l’ultima fase del procedimento: si versa il liquido nel recipiente dove le alici stanno maturando in modo che ne assorba il meglio delle caratteristiche organolettiche. Quindi lo si recupera e filtra: il risultato finale è un distillato limpido di colore ambrato carico, quasi bruno-mogano, dal sapore deciso e corposo. E a dicembre il condimento sarà pronto per accompagnare, come vuole la consuetudine natalizia, spaghetti e linguine.

 

Un altro piatto simbolo (ma non solo della costiera) è il cosiddetto “cuòppo”, cartoccio di frittura mista di alici e calamari salati. Alla sosta per gustare con calma queste specialità, va abbinata una passeggiata alla scoperta dell’architettura mediterranea, a volte e archi, che contraddistingue i grappoli di case di Cetara.

Tra vicoli e scalinate, si giunge alla torre vicireale, costruita, con forma cilindrica, in periodo angioino per difendersi dagli attacchi dei turchi e dei pirati, e fortificata ulteriormente durante la dominazione aragonese. Si presenta imponente, poi, il convento monumentale dei francescani che risale al Trecento. Altri due sono i principali luoghi di culto della località campana: le chiese di San Pietro apostolo (interno barocco, cupola maiolicata e campanile a base romanica) e di Santa Maria di Costantinopoli, che fu danneggiata dalla tragica alluvione del 1910. Una visita non può prescindere da un tour nei posti dove, nel corso dell’ultimo mezzo secolo, sono state girate diverse pellicole. Il comune campano è stato, infatti, più volte set cinematografico.

Nel 1952 è stata la volta di “Menzogna”, e 12 mesi più tardi di “L’uomo, la bestia e la virtù”, adattamento di una commedia di Luigi Pirandello. Steno diresse, fra gli altri, Totò e Orson Welles. Poi, nel ’70, “Le castagne sono buone”, opera firmata da Pietro Germi e con protagonista Gianni Morandi. Successivamente è stata la volta delle riprese del drammatico “Sgarro alla camorra” con Mario Merola, alla sua prima apparizione sul grande schermo, e della fiction “Capri 2” nata da un’idea di Carlo Rossella e con interpreti, fra gli altri, Gabriella Pession, Bianca Guaccero, Anna Galiena e Daniela Poggi. Il tutto con colonna sonora di Peppino Di Capri. (Marco Fornara)

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