Libri, novità di novembre

Ricco di novità questo mese di novembre in libreria. Alcuni grandi nomi della narrativa si presentano con le loro ultime fatiche. Ed anche tra gli [...]

Ricco di novità questo mese di novembre in libreria. Alcuni grandi nomi della narrativa si presentano con le loro ultime fatiche. Ed anche tra gli italiani c’è profumo di best sellers con due autori su tutti: Baricco e Faletti. Come di consueto abbiamo selezionato alcune delle proposte in arrivo dalle principali case editrici. Non è tutto, ma è tanto.

 

IN CASA EINAUDI 

Torna uno degli scrittori contemporanei più amati del momento, Haruki Murakami, autore di romanzi di grande successo e vincitore di importanti premi letterari come il Premio Kafka. In Giappone il suo ultimo ultimo romanzo dal titolo 1Q84 è stato accolto come il suo capolavoro.

Aomame è spietata e fragile. È un killer che in minigonna e tacchi a spillo, con una tecnica micidiale e impalpabile, vendica tutte le donne che subiscono una violenza. Tengo è un ghost writer che deve riscrivere un libro inquietante e pericoloso come una profezia. Entrambi si giocano la vita in una storia che sembra destinata a farli incontrare. Ma quando Aomame, sollevando gli occhi al cielo, vede sorgere una seconda luna, capisce che non potranno condividere neppure la stessa realtà.

Mai come in 1Q84 Murakami ha esplorato le nostre ossessioni per dare vita a un mondo così personale, onirico e malinconico.

Dopo il grande successo di Educazione Siberiana e di Caduta libera torna in libreria anche lo scrittore russo Nicolai Lilin, Il respiro del buio, il suo ultimo romanzo, è una riflessione sull’impossibilità di lasciarsi alle spalle il passato con le sue emozioni.

Ed arriva anche Giorgio Faletti, con Tre atti e due tempi. Il libro promette molti colpi di scena.

«Io mi chiamo Silvano ma la provincia è sempre pronta a trovare un soprannome. E da Silvano a Silver la strada è breve». Con la sua voce dimessa e magnetica, sottolineata da una nota sulfurea e intrisa di umorismo amaro, il protagonista ci porta dentro una storia che, lette le prime righe, non riusciamo più ad abbandonare.

Un romanzo che stringe in unità fili diversi: la corruzione del calcio e della società, la mancanza di futuro per chi è giovane, la responsabilità individuale, la qualità dell’amore e dei sentimenti in ogni momento della vita, il conflitto tra genitori e figli. E intanto, davanti ai nostri occhi, si disegnano i tratti affaticati e sorridenti di un personaggio indimenticabile. Silver, l’antieroe in cui tutti ci riconosciamo e di cui tutti abbiamo bisogno.

Cambiamo registro con Diego De Silva, e il suo Sono contrario alle emozioni.

Protagonista ancora una volta l’avvocato d’insuccesso Vincenzo Malinconico. Quando Malinconico fa l’avvocato di se stesso si difende come può, ubriacandosi di domande e avvalendosi della facoltà di non rispondere. Perché mentre ascoltiamo le nostre canzoni preferite ci assalgono vampe gratuite d’autostima, il desiderio improvviso di prenderci un cane o una nostalgia divorante delle polpette della nonna? E come fa Sharon Stone a disegnare nell’aria, semplicemente muovendosi, delle curve più belle delle sue?

La verità è che Malinconico ha un problema e non dice quale. Soprattutto non lo dice al suo psicoterapeuta, che si trova davanti un pessimo paziente: bugiardo, logorroico, reticente, provocatore sino allo sfinimento. Che fa e disfa da solo la sua terapia digressiva. Non sappiamo se le sue acute stupidaggini siano soltanto un campionario di alibi, ma il bello è che, ridendo, pagina dopo pagina siamo d’accordo con lui. Bisogna immaginarselo, Vincenzo Malinconico che va dallo psicoterapeuta e non è capace di fare il paziente. Bisogna immaginarselo fuori dallo studio, per strada, o a casa, mentre vive la sua vita e si fa le domande più eccentriche e peregrine, e trova le risposte più folli e più logiche. Tagliarsi la lingua leccando una busta è o meno un infortunio che la racconta piú lunga di quel che sembra? Ci siamo interrogati abbastanza sulla portata avanguardistica di Raffaella Carrà? Perché guardare una palma mozzata sul lungomare può falsificare in un attimo il bilancio di un’esistenza intera? È una gioia stargli dietro, seguire la sua testa tortuosa e cristallina mentre formula teoremi, aforismi e vanvere, variazioni sul tema dell’amore, dell’emotività e dei sentimenti; improvvisi interrogativi su parole che a un tratto perdono di senso; recensioni estemporanee di vecchie canzoni, di strani film, di eventi e persone; appunti sulla vita che assomigliano agli spilli di un entomologo instancabile.

Nei suoi tentativi di analisi fai-da-te per ricomporre il senso di una storia finita, Vincenzo nasconde se stesso e il suo problema, per dirci molto di più. Un romanzo vorticoso, fatto di pezzi brevi, comici, filosofici, sempre folgoranti, dove la scrittura si palesa al lettore in una delle sue versioni più artigianali: quella di strumento per capire come la pensiamo sulle cose.

Chiudiamo le proposte targate Einaudi con Concita De Gregorio ed il suo Imparare a dirsi addio.

Un’intensa, sorprendentemente gioiosa inchiesta narrativa nella quale la ci chiede di seguirla in alcuni luoghi rimossi dal discorso contemporaneo: funerali e malattie, insuccessi e sconfitte.  Se osservati e vissuti con dignità e condivisione, diventano occasioni imperdibili di crescita, di allegria, di pienezza. Perché se non c’è peggior angoscia della solitudine e del silenzio, non c’è miglior sollievo che attraversare il dolore e trasformarlo in forza.  «Penso a Stefania Sandrelli morente che, ne La prima cosa bella, chiede a suo figlio quarantenne se ha bisogno di mutande, calzini. Poi sospira: “Però ci siamo tanto divertiti”. È una fatica, raccontarsela tutta, ma una grande soddisfazione, un sollievo e una cura. Un’avventura magnifica. Ci siamo tanto divertiti, si dice sempre alla fine».

 

IN CASA FELTRINELLI 

Il più atteso: Alessandro Baricco, in uscita domani (3 novembre) con Mr Gwyn ( mrgwyn.feltrinelli.it).

Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e verosimilmente è un uomo che ama la vita. Tutt’a un tratto ha voglia di smettere. Forse di smettere di scrivere, ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia. Gli fa da spalla, da complice, da assistente una ragazza che raccoglie, con rabbiosa devozione, quello che progressivamente diventa il mistero di Mr Gwyn.

Un Nobel per la Letteratura che parla ai bambini e non solo. Uscirà il 16 novembre: Il più grande fiore del mondo, di José Saramago.

Storia poetica di un grande scrittore che ci ricorda come sia importante prenderci cura della natura che ci circonda. Le illustrazioni sono di Emiliano Ponzi.  “Le storie per l’infanzia devono essere scritte con parole molto semplici, perché i bambini sono ancora piccoli, e quindi conoscono poche parole e non amano usare quelle complicate. Magari sapessi scrivere storie così, ma non sono mai stato capace di imparare, e mi dispiace. E poi, bisogna saper scegliere le parole, occorre un certo nonsoché per raccontare, una maniera molto diretta e molto chiara, una pazienza infinita. E a me manca quanto meno la pazienza, cosa di cui chiedo scusa. Se avessi tutte quelle qualità, potrei raccontare, nei particolari, una storia bellissima che un giorno ho inventato…”

IN CASA MONDADORI

Una proposta rilassante con la regina del genere chick lit, Sophie Kinsella, autrice della saga di grande successo I Love shopping. Il suo nuovo romanzo, Ho il tuo numero, è una romantica commedia degli equivoci.

 

IN CASA GARZANTI

Andrea Vitali, torna con Zia Antonia sapeva di menta, un romanzo delicato e intriso di tenerezza che si dipana tra nostalgie e sentimenti familiari.

Da domani un saggio di Claudio Magris: Livelli di guardia – Note civili (2006-2011). Il «livello di guardia» è l’altezza massima a cui può giungere l’acqua di un fiume o di un lago senza costituire pericolo di inondazione. In questi anni, nella nostra vita sociale e civile il livello di guardia è stato superato troppo spesso, e ci sentiamo travolti da schizzi di fango e onde limacciose: il dileggio della Costituzione, la corruzione diventata regola, gli aggressivi fondamentalismi clericali e laicisti, la retorica del perdono e l’odio del diverso, le indulgenze nei confronti del terrorismo, il confine tra vita e morte ridotto a pretesto di polemica partigiana, la politica dell’insulto, l’assuefazione all’ingiustizia e alla violenza, la crescente incapacità di vergognarsi e di sapere di che cosa ci si deve vergognare, una indifferenza che spegne lo stesso «malor civile».

Livelli di guardia registra – attraverso gli articoli che ha scritto per il «Corriere della Sera» – le reazioni di Claudio Magris alle notizie che la cronaca italiana e internazionale ha giustamente imposto all’attenzione di tutti. Reazioni a volte ilari, a volte feroci, che compongono il ritratto impietoso e autocritico di un paese denigrato, sconciato, amato, e ci ricordano che nessuno di noi è esente da responsabilità.

Michel Tournier, probabilmente il più grande scrittore vivente di lingua francese da domani in libreria con La goccia d’oro.

Deserto del Sahara, oasi di Tabelbala. Una donna bionda, proveniente da Parigi, è appena arrivata con la sua Land Rover. Scesa dalla macchina, scatta una fotografia a Idriss, un giovane pastore arabo. Il ragazzo ha accettato di farsi fotografare, ma poi pretende di riavere la sua immagine ritenendo di esserne l’unico proprietario. Teme, infatti, che vada dispersa. La donna promette che gliela spedirà, ma passano gli anni e da Parigi non arriva alcuna foto. Idriss nel frattempo ha dovuto lasciare il suo paese in cerca di lavoro e ora è in Francia. Si reca a Parigi, e si mette a cercare la sua «immagine», che non ha dimenticato. Presto, però, viene travolto dal trattamento riservato agli immigrati come lui, rischiando di smarrire del tutto la propria identità nel mare delle apparenze che domina la cultura europea. Ritroverà il proprio vero volto grazie all’aiuto di un maestro di calligrafia araba, che lo riporterà nell’oasi simbolica della sua cultura, ostile al culto dell’immagine.

La goccia d’oro unisce la crudezza del romanzo realista alla delicatezza della parabola, per farsi specchio e cifra di una realtà drammaticamente attuale. Allo stesso tempo, la vicenda di Idriss pone una domanda che ci riguarda tutti: qual è il tributo che ciascuno di noi paga ogni giorno all’impero delle apparenze?

 

IN CASA RIZZOLI

Non occorre essere juventini per appassionarsi alla biografi di Zlatan Ibrahimovic scritta da se medesimo con David Lagercrantz. Titolo: Io,Ibra.

Da bambino la madre picchiava il piccolo Zlatan con un cucchiaio di legno rompendoglielo in testa. Lui si consolava rubando biciclette e lasciando a bocca aperta i ragazzi più grandi con il pallone tra i piedi.

All’Ajax, la sua prima grande squadra, lo accusarono di aver causato di proposito l’infortunio di un compagno che gli toglieva spazio. Nell’agosto del 2006 scandalizzò l’Italia lasciando la Juventus per l’Inter in piena Calciopoli. Tre anni e altrettanti scudetti dopo volò verso la squadra dei suoi sogni, il Barcellona, ma con Guardiola il rapporto non decollò: “I miei figli hanno le palle più grandi delle tue” gli urlò Zlatan nello spogliatoio dopo l’ennesima esclusione (il calciatore si sarebbe aspettato una rimprovero “Ma lui non è quel tipo di persona, lui è un vigliacco”.) Dietro l’angolo c’era l’ennesimo colpo di teatro e il ritorno a Milano, stavolta con la maglia rossonera…

In Il mio nome è Zlatan – dichiarazione che porta tatuata sul fianco sinistro – Zlatan Ibrahimovic racconta per la prima volta con immediatezza di scrittura e senza censure i suoi numeri fuori e dentro il campo, gioie e follie di una vita sempre sopra le righe.

 

GUANDA E TEA, DUE EDITORI E UN GRANDE SCRITTORE

Luis Sepùlveda, in libreria da domani per Guanda il suo Ultime notizie dal sud, diario di viaggio con le fotografie di Daniel Mordzinski.

Nel 1996, a Parigi, due amici seduti davanti a un mate progettano un libro sul Sud del mondo. Sono uno scrittore e un fotografo, girano per il pianeta e lo ritraggono per quello che è: uno strano miscuglio di crudeltà e tenerezza, di verità e leggenda. Muovendosi nella steppa patagonica, «dove si sta tra la terra e il cielo», armati di una Moleskine e di una Leica, i due amici vanno a caccia di storie da ultima frontiera. Forse le ultime storie di frontiera: Le ultime notizie dal Sud. Laggiù, lungo strade spazzate dal vento, capita di incontrare un virtuoso liutaio che si aggira in cerca del legno più adatto per costruire un violino. In un bar di San Carlos de Bariloche si può far amicizia con un ubriaco che afferma di essere il discendente di Davy Crockett. E nella pampa brulla, una vecchietta con il dono di rendere fertile tutto ciò che tocca diviene il simbolo del legame con una terra su cui troppi vorrebbero allungare le mani.

Il tempo passa, alle storie si aggiungono altre storie, e il libro vede la luce anni dopo, quando le cose che voleva raccontare hanno acquisito «il sapore dell’inesorabilmente perduto». Questo perché il Sud del mondo è una regione minacciata dall’avidità di predatori potenti, ma anche un luogo popolato di fantasmi, dove ancora echeggiano le gesta di Butch Cassidy e gli spari dello sceriffo Martin Sheffields; magicamente abitato da sedicenti folletti con un passato misterioso, e attraversato da un treno mitico, il Patagonia Express, in un estremo viaggio d’addio.

Sempre dal 3 novembre, ma per Tea, lo scrittore cileno torna con Ritratto di gruppo con assenza. La vita, dice Luis Sepúlveda, è piena di storie. E per raccontare la magia della realtà in tutte le sue sfaccettature questa raccolta prende il via dai ricordi, dal vissuto recente e passato, per offrirci un Ritratto di gruppo con assenza. Da vero cosmopolita, Sepúlveda tratteggia con uguale partecipazione vicende lontane fra loro nel tempo e nello spazio: racconta di combattenti valorosi e di bambini senza futuro, di una Miss colombiana che muore durante un intervento di chirurgia plastica, di una signora sovietica – la voce di Radio Mosca – che offriva un po’ di conforto ai cileni della resistenza. Ma non manca l’ironia: nei ritratti degli amici, nel mettere alla berlina certa intellighenzia, o nel descrivere un’esperienza di lavoro per la televisione ecuadoriana.

Tra i tanti incontri, spicca quello con un vecchio che, nella foresta amazzonica, vive isolato in una capanna e legge romanzi d’amore…

 

IN CASA MARSILIO

Chiudiamo la rassegna con l’ironia di Emilio Giannelli che propone Berluskamen. Ormai da vent’anni, la vignetta di Giannelli è la notizia in più che il «Corriere della Sera» regala ogni mattina ai propri lettori. Tratto di matita deciso, spesso minuzioso, battuta secca e pungente, ed ecco senza veli i potenti dell’Italia e del mondo visti con un’ironia, misurata e sottile, mai volgare e trasgressiva.

 

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