Prima giornata del festival del cinema di Roma con contestazione. Ma la protagonista assoluta è stata la diva cinese-malese Michelle Yeoh, l’interprete di “The lady”. Sono stati una ventina i giovani di un movimento che si autodefinisce di destra sociale, “Il popolo di Roma”, a lanciare dei fumogeni sul red carpet delle passerelle e a distribuire volantini contro “i tagli indiscriminati decisi dal “nostro” governo e dalla Lega Nord”.
Yeoh, in miniabito nero rigato, era accompagnata dal marito Jean Todt, già direttore generale della Ferrari e attuale presidente della federazione internazionale degli sport automobilistici. Ma anche “produttore associato” di questa pellicola che racconta la storia dell’attivista birmana Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, reduce da quasi 15 anni di arresti domiciliari.
Lei l’opera non ha potuto vederla, ma suo figlio sì giusto un paio di giorni fa. La donna ha inviato un messaggio al festival capitolino: “Guai ad accantonare, considerandoli obsoleti, concetti come verità, giustizia e solidarietà: sono gli unici baluardi contro la brutalità del potere”. Come quello del suo Paese che gli offrì la possibilità di ricongiungersi con la sua famiglia in Inghilterra, ma a un costo altissimo. “Che libertà è quella che mi viene offerta – è la battuta centrale – se so già che, una volta partita, non potrò mai tornare a casa?”.
Non a caso, il regista Luc Besson ha auspicato una nomination agli Oscar “per riaccendere i riflettori della comunità mondiale su questo straordinario personaggio”. (Marco Fornara)
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