Mostre, “Perugino inedito” a Campione

Tre mesi di tempo per scoprire un “Perugino inedito”. E’ il titolo della mostra  visitabile alla galleria civica “San Zenone” di Campione d’Italia fino al [...]

Tre mesi di tempo per scoprire un “Perugino inedito”. E’ il titolo della mostra  visitabile alla galleria civica “San Zenone” di Campione d’Italia fino al 15 gennaio 2012. Curata da Francesco Mancini, docente di storia dell’arte moderna all’Università di Perugia, l’esposizione presenterà una dozzina di opere del maestro.

Fra queste sei conservate in una collezione privata del Canton Ticino. Quattro appartengono alla fase finale dell’attività di Pietro Vannucci. E le altre due, presentate per la prima volta al pubblico in questa circostanza, sono invece cronologicamente situabili a immediato ridosso della documentata presenza del pittore di Città della Pieve a Venezia dal 1494 al ’97.

Pietro Perugino, San Francesco e quattro disciplinati

 

L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra Comune, Soprintendenza per i beni storico-artistici dell’Umbria e ateneo perugino, è stata concepita per comprendere come s’è giunti a riferire tali dipinti alla mano di quest’artista, e proporrà un eloquente confronto con quadri di sicura autografia conservati alla Galleria nazionale dell’Umbria.

Ciò consentirà di entrare nelle complesse dinamiche di uno dei laboratori più prestigiosi e prolifici del Rinascimento italiano. Il Perugino, da grande imprenditore qual era, gestiva con abilità e fermezza una vera e propria “officina”. Persino Raffaello Sanzio, stando a Giorgio Vasari, mosse i primi passi nella sua bottega.

Pietro Perugino, San Girolamo penitente

 

Accompagnato da indagini tecniche e diagnostiche, lo studio di queste opere “tarde”, di piccole dimensioni e raffiguranti i santi Girolamo e Nicola di Bari, un angelo annunziante e una martire, ha portato alla conclusione che esse, di notevole raffinatezza esecutiva, appartenevano con ogni probabilità allo smembrato tabernacolo del polittico di sant’Agostino a Perugia.

Di gigantesche proporzioni, oggi suddiviso tra vari musei, fu realizzato in due distinte fasi stilistiche, la prima dal 1502 al ’12 e la seconda dal ’13 al ’23. Lo stesso tabernacolo può essere ascritto a quest’ultima fase, quando Vannucci, attuando una semplificazione coloristica oltrechè dei disegni, raggiunse effetti di morbidezza sconosciuti al primo periodo.

Diverso è il caso delle tavole dedicate alla Vergine e al Cristo coronato di spine che sono in possesso di tutte le caratteristiche per essere inquadrate nella produzione del Perugino maturo.

Pietro Perugino, Il beato Giacomo della Marca

 

In origine erano collegate da cerniere, a formare un dittico. Sul verso hanno un rivestimento di pelle stampigliata quasi certamente di ambiente fiorentino: su di essi si vedono impressi eleganti motivi decorativi con una losanga che include il monogramma cristologico.

L’immagine mariana rivela contatti con la figura femminile che si trova all’estrema destra della pala di Vannucci oggi conservata a Caen, in Normandia, mentre quella di Gesù evidenzia lo sforzo del pittore di entrare in sintonia con il mondo veneziano, e in particolare con l’apprezzatissimo “Cristo benedicente” di Alvise Vivarini. (Marco Fornara)

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