Lo chiamavano “il veggente”. Lui, il polpo Paul, non ha mai sbagliato un colpo. La speranza – detta proprio “fuori dai denti” – è che sia morto e non cucinato. Molti lo ricorderanno perchè era diventato la “sibilla cumana” dei mondiali ed a un anno esatto dalla sua morte, nell’acquario di Oberhausen ecco un libro del giornalista Luciano Minerva che s’intitola “Parola di Paul”.
D’altra parte lui la sua parte di celebrità la meritava: otto pronostici azzeccati sulle partite dei mondiali di calcio del Sudafrica. Notorietà e stupore ne aveva provocate a profusione tanto che alla fine dello scorso anno il polpo Paul era risultato il decimo argomento di Twitter su 25 miliardi di conversazioni.
E poi ha avuto anche un seguito perché seguendo la strategia dello zoo e aquario di Oberhausen altri giardini zoologici si sono dati da fare sottoponendo quesiti o risultati ad animali veggenti. Qualche esempio? I polpi Iker e Iniesta in Spagna, l’asino Andres in Argentina, l’opossum tedesco Heidi, la pecora neozelandese Sonny Wool. Ciascuno a suo modo è diventato una star. Adesso non è finita l’epoca degli indovini: ci sono due polpi, Paul II e Pavel che si stanno esercitando in vista degli Europei 2012.
Paul comunque rimane l’indiscusso capostipite della preveggenza animale e lo dimostrano il film cinese “Chi ha ucciso il polpo Paul?” e la Vertige di Denver (casa di produzione) che sta lanciando il docufilm “The Life and Times of Paul the psychic Octopus” per la regia Alexandre O. Philippe.
Il lavoro uscirà in primavera. Per non parlare dei libri: uno francese, “La poulpe attitude” e quello italiano.
Il successo di Paul, comunque non è un caso: Minerva osserva che il polpo ha sempre inciso sull’immaginario collettivo. Resiste all’usura del tempo, per esempio, la Piovra, un romanzo di Victor Hugo stampato un secolo e mezzo fa. Paul, costretto ad una vita di prigionia in una vasca d’acquario, ha riscattato i suoi simili che oggi si candidano per coglierne l’eredità.
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