La scelta è caduta sull’élite del Rinascimento. L’obiettivo: illustrare come il fiorire del moderno sistema del credito è stato parallelo alla maggiore stagione artistica dell’Occidente. Palazzo Strozzi di Firenze sino al 22 gennaio 2012 ospita la mostra “Denaro e bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità”. Esposti anche capolavori del Beato Angelico, di Piero del Pollaiolo, dei Della Robbia e di Lorenzo di Credi.
L’evento è nato da un’idea di James Bradburne; curatori la storica dell’arte Ludovica Sebregondi, autrice dell’”Iconografia di Girolamo Savonarola. 1495-1998”, e lo scrittore e traduttore Tim Parks, cui si deve “La fortuna dei Medici”.
L’iniziativa collega l’intrecciarsi delle vicende economiche e d’arte agli sconvolgenti mutamenti religiosi e politici dell’epoca, e racconta l’invenzione delle banche praticamente come le intendiamo noi e del progresso finanziario cui ciò ha dato origine. Sullo sfondo la vita europea dal Medio Evo al Rinascimento. I visitatori entrano nell’esistenza delle famiglie che ebbero il controllo di quel mondo, cogliendo anche il persistente conflitto tra valori spirituali ed economici.
Il mito dei mecenati è strettamente legato a quello dei banchieri che sostennero le imprese delle case regnanti; ed è proprio tale convergenza che favorì l’operare di alcuni dei più importanti artisti di tutti i tempi.
In questa sorta di viaggio alla radice del potere fiorentino nel vecchio continente, si analizzano anche quei meccanismi che, mezzo millennio prima degli attuali mezzi di comunicazione, permisero ai toscani di dominare gli scambi commerciali e, di conseguenza, di finanziare il Rinascimento. E’ possibile scoprire le modalità con cui i banchieri crearono immensi patrimoni, e viene illustrata la gestione dei rapporti internazionali e chiarita la nascita del mecenatismo moderno che spesso prende forma come gesto penitenziale per poi trasformarsi in strumento di potere. L’esposizione è stata concepita come un “duetto” con i due curatori che presenteranno diversi, e talvolta opposti, punti di vista. Viene così fornita al pubblico l’opportunità di guardare l’arte trasversalmente attraverso una prospettiva interdisciplinare coinvolgendo economisti, politici e diplomatici, e studiando le radici del Rinascimento fiorentino dall’ottica delle relazioni, palesi ma anche segrete, fra arte, potere e denaro.
La chiusura va nel segno della visione di una società in crisi, con quel ciclone politico-religioso che fu Savonarola. Il frate, con i “bruciamenti delle vanità”, arrivò a negare quanto proprio il Rinascimento aveva rappresentato, pur costituendone parte integrante. La mostra si avvale anche di dettagliate raffigurazioni del mestiere del banchiere, opera di pittori fiamminghi, per ricostruire il periodo in cui Firenze era la capitale finanziaria del pianeta. (Marco Fornara)
© Riproduzione riservata



