In Inghilterra è piena Leonardo-mania, la grande mostra che il 9 novembre inaugurerà alla National Gallery, presentata come “l’esposizione più completa dei rari dipinti di Leonardo da Vinci sopravvissuti mai tenuta. Una mostra senza precedenti – la prima del suo genere in tutto il mondo”, ha scatenato i media. Sono mesi, ormai, che se ne parla. I critici e gli storici dell’arte fanno a gara a contendersi spazi sui giornali e in tv. E come la biografia di una pop star, la vita del genio rinascimentale viene scandagliata dettagliatamente, non sia mai detto che a Dan Brown fosse sfuggito qualche mistero.
Nei giorni scorsi un intrigante intervento sulla sessualità nel lavoro di Leonardo è stato scritto da Jonathan Jones per l’autorevole The Guardian; il critico d’arte mette in evidenza quello che potrebbe essere un aspetto poco considerato: l’attrazione del pittore per le donne. E venendo da un omosessuale la cosa è alquanto sorprendente. Ed è incontestabile, d’altronde, che i ritratti più potenti che abbia realizzato fossero di donne. Una su tutte, Cecilia Gallerani, la star della mostra londinese, la dama con l’ermellino amante adolescente di Ludovico Sforza. Secondo il critico “con il muso lungo e il corpo serpentino, il suo animale domestico sembra inequivocabilmente fallico – e il controllo che la giovane ha su di esso suggerisce che lo Sforza è stato domato dalla sua amante”. E cosa dire dello sguardo, in quella visione obliqua, Jones avverte “la profondità del fascino esercitato su Leonardo. Non è solo Sforza che adora Cecilia. Da questo ritratto, è come se il pittore volesse dormire con lei”.

In realtà l’immagine giunta sino a noi non è proprio quella di un Leonardo amatore delle donne, anzi, da giovane fu due volte accusato di sodomia, anche se mai venne processato, inoltre come raccontato dal Vasari continuò a vivere apertamente con un gruppo di giovani guidati da Salai, il suo bell’apprendista ladro al quale lasciò molte opere. Nel 1910, Sigmund Freud scrisse che sì, Leonardo era gay ma celibe, ovvero sublimò l’eros nella sua continua sperimentazione. Alziamo le mani davanti al maestro della psicanalisi, ma è pur vero che per tutta la sua vita, il pittore fu appassionatamente coinvolto dalle donne – su tela, almeno. E’ certo, Leonardo amava ritrarre le donne (dei suoi cinque ritratti sopravvissuti, quattro sono di donne, il quinto è di un giovane musicista) ma quell’attrazione particolare “ha a che fare con il modo in cui ha scelto di raffigurarle – dice Jones – il modo in cui ha dimostrato come siano a tutto tondo degli esseri umani. Mentre in precedenza gli artisti del Rinascimento avevano scolpito e dipinto ritratti profondamente caratteristici degli uomini, quando hanno rivolto la loro attenzione alle donne, sembravano ossessionati solo dalla bellezza esteriore”.
E invece Leonardo pare essere il primo a dare personalità, carattere, individualità alle sue donne, insomma, per lui non sono simboli, sono persone.
“Anche mentre combatteva contro le accuse sodomia a Firenze, a 26 anni, Leonardo da Vinci dipinse l’immagine di una giovane donna che andava oltre le convenzioni patriarcali della sua città natale. La sua Ginevra de’ Benci gira lo sguardo verso di noi, i suoi occhi seri vanno incontro a chi guarda. Era la figlia di una ricca famiglia fiorentina, ma Leonardo l’ha vestita in borghese al fine di concentrarsi sul suo volto, in un motto dipinto sul retro del pannello in legno, ha dichiarato che lei non era solo bella, ma aveva “virtù” [...] sembra – quando vedi questo dipinto alla National Gallery of Art di Washington, DC – che vada a riempire la tua mente. Non sono solo i suoi tratti raffinati di adolescente, ma il potere dei suoi occhi, splendente di gravità, come gli occhi degli autoritratti di Rembrandt, in realtà sembrano finestre per l’anima”.
Donne anche civettuole, come Isabella d’Este, la stessa Monna Lisa, e donne decisamente “erotiche” come quella Leda col cigno “uno dei nudi femminili più provocanti mai dipinto da un artista rinascimentale” che è giunto a noi solo attraverso copie e schizzi. Un nudo impudico che suggerisce l’idea di un corpo “disponibile”, sexy come solo gli eterosessuali Tiziano, Giorgione e Correggio anni dopo avrebbero fatto.
L’artista aveva una teoria sull’arte e il sesso e a un certo punto arriva a sfiorare la bestemmia. Ricorda Jones che nei taccuini, Leonardo “si vanta di aver dipinto una tavola così bella che l’uomo che l’ha comprata era ossessionato da pensieri sconvenienti sulla Madonna. Anche dopo che era stato alterato, con l’aggiunta di croci e simboli santi (come è stato fatto con la seconda versione de La Vergine delle Rocce), ancora gli ha provocato un’erezione. Così, alla fine ha tornato il dipinto a Leonardo, che si divertiva a questo trionfo pornografico”.
In realtà la sessualità di Leonardo sembra trascendere il genere, e molte sono le sue fantasie androgine di legami tra i mondi. Dall’angelo dal sesso indefinito della Vergine delle Rocce, a quelli delle opere giovanili, allo stesso angelo dell’Annunciazione che, malgrado l’aspetto, con sguardo penetrante fissa Maria, mentre sullo sfondo della scena s’intravede una camera da letto.
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