Nell’ambito della Biennale Le Vie della seta (leggi articolo) è stata inaugurata ieri la mostra “A Oriente: città, uomini e dei sulle Vie della Seta” – fino al 26 febbraio 2012 a Roma nelle grandiose aule delle Terme di Diocleziano, eccezionalmente aperte per questa occasione. La mostra è curata da Francesco D’Arelli e Pierfrancesco Callieri.
Palmira, Tur ‘Abdin, Ctesifonte, Taq-e Bostan, Merv, Samarcanda, Ghazni, Swat, Kucha, Turfan, Dunhuang, Xi’an sono le tappe del viaggio “a Oriente”, attraverso le affascinanti e leggendarie Vie della Seta, tra il II secolo a.C. e il XIV secolo d.C. Un viaggio avvolto dalle luci e dai silenzi imponenti delle terre d’Oriente, dove gli uomini e le carovane furono sospinti, oltre che da impulsi mercantili, anche dalla sete dell’ignoto e dagli aneliti missionari.
Il fil rouge delle tre grandi religioni (buddhismo, cristianesimo e islam) che caratterizzarono le rotte terrestri delle Vie della Seta dal II secolo a.C. al XIV secolo d.C. accompagna il visitatore lungo un articolato percorso multimediale che si snoda nei suggestivi ambienti d’epoca imperiale. Nei luoghi che la mostra racconta, culla di civiltà popolate da genti di diversa origine e provenienza, non di rado buddhismo, cristianesimo e Islam trovarono impensabili occasioni di convivenza fraterna e di reciproca tolleranza.
Il percorso inizia con una grande mappa animata che accoglie il visitatore all’ingresso e si conclude con la Carta del Paesaggio mongolo dell’inizio del XVI secolo d.C. – esposta per l’occasione in assoluta prima mondiale dopo essere stata rinvenuta e acquistata in Giappone nel 2002 da una società d’asta di Pechino. Si tratta di un rotolo di seta dipinto, lungo oltre 30 metri, che raffigura vividamente luoghi e soggetti rinomati delle Vie della Seta, ossia di un vastissimo territorio esteso dal lembo più occidentale della provincia cinese del Gansu (Cina nord-occidentale) al Mar Rosso. La Carta riproduce oltre 200 toponimi in cinese, molti dei quali traslitterati dal mongolo, dall’uiguro, dal persiano, dall’arabo, dal latino ecc. Anche la Mecca (Tianfang) è, ad esempio, presentata come una nobilissima città della Cina. Il percorso multimediale realizzato da Studio Azzurro dialoga lungo tutta la mostra, di una raccolta di cento opere povenienti da importanti musei italiani e cinesi. Prestito eccezionale, esposto per la prima volta in questa occasione dopo un lungo e accurato restauro, è la bibbia tascabile nota come Bibbia di Marco Polo, perché databile al XIII secolo, epoca del grande viaggio dell’esploratore veneziano. Oggi conservata alla Biblioteca Medicea Laurenziana, fu rinvenuta in Cina nel XVII secolo dal gesuita Philippe Couplet, che nel suo viaggio in Italia ne fece dono a Cosimo III dei Medici.

Particolare della Carta del Paesaggio mongolo, rotolo dipinto a inchiostro e colori su seta, prima metà del XVI sec. Beijing, Collezione privata
LE MAGIE DI PECHINO
Ancora nell’ambito della Biennale, ha inaugurato ieri al museo di Roma in Trastevere, la mostra “Il fascino di Beijing: immagini tra passato e futuro”, 100 gigantografie di famosi fotografi che illustrano le bellezze, le attrattive e le contraddizioni di una delle città più importanti del mondo: Pechino/Beijing.
Ma Yixing, Li Jiang, Xu Pei, Wei Jianguo, Zheng Shanlu e Song Di sono alcuni dei fotografi cinesi autori degli scatti in mostra. Tra gli stranieri, il reporter americano di National Geographic Paul Chesley, uno dei fotografi privati dell’ex President francese Chirac Philippe Bourgeois, la tedesca Brigitte Hiss e il giapponese Mochizuki Hisashi, presidente di Japan-China Association of Photo Culture Exchange.
La mostra rimarrà allestita solo fino al 28 ottobre. www.viedellaseta.roma.it ; www.museodiromaintrastevere.it
© Riproduzione riservata




