Van Gogh suicidia? Forse no

“Ammirate il più possibile. . . la maggior parte delle persone non ammira abbastanza”, nella sua semplicità è una delle frasi più belle pronunciate da [...]

Ammirate il più possibile. . . la maggior parte delle persone non ammira abbastanza”, nella sua semplicità è una delle frasi più belle pronunciate da Vincent Van Gogh, l’artista che non ha mai smesso di stupire a 121 anni dalla conclusione della sua vita disperata sarebbe felice, finalmente, nel sapere quanto le sue opere siano ammirate.

Ma non è sull’arte del maestro olandese che si concentra l’ultimo libro “Van Gogh. The life”, un possibile bestseller, appena pubblicato dagli americani Steven Naifeh e Gregory Withe Smith, piuttosto è la vita o, meglio la morte di Van Gogh ad essere analizzata, con risultati sorprendenti. Una premessa, i due scrittori sono penne famose, già vincitori qualche anno fa di un premio Pulizer per la biografia di Jackson Pollock (alto genio disperato), e la cosa rende loro una certa credibilità alla luce del clamore destinato a sollevare la loro conclusione: Vincent Van Gogh non sarebbe morto suicida, ma a causa di un colpo di pistola vagante. In breve, morì per omicidio colposo per mano di un gruppo di ragazzini.

La storia ufficiale ci racconta che Vincent si sparò un colpo di pistola in pieno petto nel bel mezzo di un campo di grano della Francia del Sud, ad Auvers-sur-Oise. Portato in ospedale vi morirà dopo due giorni, il 27 luglio 1890, aveva 37 anni.  I mesi precedenti al “disperato gesto” erano stati i più tragici della sua vita, colto da crisi d’alienazione, col morale a pezzi per la partenza dell’amico Paul Gauguin, s’era anche automutilato di un orecchio; il suicido sembrò ai funzionari di polizia il logico gesto conclusivo di un insanabile tormento interiore.

Per gli autori, invece, le cose sarebbero andate diversamente. Due adolescenti vestiti da cow boy, intenti a giocare con una pistola difettosa sarebbero stati gli involontari omicidi del pittore, il quale, per evitare che i due venissero giudicati affermò d’aver sparato. Dopo una vita di delusioni sostenuta dalla fede cristiana, e poi dalla passione artistica, l’immagine di Van Gogh che salva dalla prigione degli adolescenti non fa altro che ampliarne la leggenda. Per le loro ricerche, Naifeh e White Smith hanno avuto accesso ai fondi dal Van Gogh museum di Amsterdam, hanno analizzato ogni singolo frammento della vita di Vincent, dal buio dei suoi primi anni in Olanda alla luce del sud della Francia. Ma soprattutto, hanno letto centinaia di lettere inedite dai carteggi del pittore con la sua famiglia mai pubblicate prima. Il libro in effetti va oltre la non scontata conclusione e per la sua completezza da alcuni viene considerato una sorta di biografia definitiva.

 

© Riproduzione riservata

Leggi anche...

Tag