Una beffa per il povero sir Arthur Conan Doyle (1859-1930), che ha provato per tutta una vita a disfarsi dalla sua ingombrante creatura Sherlock Holmes. Non c’è riuscito e continua a non riuscirvi. E in un mondo sempre meno disposto a giocare nuove scommesse culturali pare proprio che non ci sia pace per i personaggi di successo. E capita così che, a 80 anni di distanza dalla morte del suo creatore, l’infallibile investigatore sia stato costretto a togliere berretto e mantellina dalla naftalina per tornare a sondare i misteri di Londra con una storia tutta nuova.
E’ intitolato ”The House of Silk” (La casa della seta) ed è edito da Orion il primo sequel autorizzato delle avventure di Sherlock, in uscita in Inghilterra il primo novembre (il 3 nel resto del mondo). Scritto da Anthony Horowitz, 55 anni, noto autore della serie di libri per ragazzi sulla spia Alex Rider, il romanzo ritrova immersi nelle atmosfere vittoriane l’investigatore ed il suo inseparabile collaboratore, dottor Watson.
E’ novembre 1890 e Londra è in preda a un inverno senza pietà. Sherlock Holmes e il dottor Watson si godono il tè dal fuoco quando un signore agitato arriva senza preavviso presso il 221 di Baker Street. Implora Holmes di concedergli aiuto, raccontando la storia inquietante di un uomo con gli occhi penetranti ed una cicatrice in volto che lo ha perseguitato nelle ultime settimane. Incuriositi dal racconto, Holmes e Watson si trovano rapidamente coinvolti in una serie di eventi sconcertanti e sinistri, eventi che si estendono dalle strade di Londra illuminate a gas agli inferi brulicanti crimini di Boston. Nell’ approfondire il caso, la coppia si imbatte in una frase sussurrata “la Casa della Seta” che cela un’entità misteriosa e un nemico più mortale di qualunque altro Holmes abbia mai incontrato mentre una cospirazione minaccia di lacerare il tessuto stesso della società…
Jon Wood, direttore editoriale di Orion, ha precisato che il sequel di Horowitz sarà il primo di una serie per venire incontro ai tanti appassionati di Conan Doyle che ”vorrebbero che i suoi romanzi non finissero mai”.
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