Non ci occupiamo di politica (per ora) ma non siamo sordi e ciechi per non sentire e vedere quel che accade nel nostro belpaese. Se passasse la “legge bavaglio” e poi, quasi come una conseguenza logica, la “regolamentazione” dei blog, ci sentiremmo più poveri e verrebbe a mancarci quella sacrosanta libertà che oggi fa dei giornali, tv e della rete garanzie di democrazia. Questo governo Berlusconi davvero ne ha fatte troppe. Forse è il momento di dire basta. Non vogliamo riferirci a tizio piuttosto che a caio – perché chi è senza peccato alzi la mano - di fatto assistiamo – tutti quanti e nessuno si senta escluso – a discorsi che di senso ne hanno poco, a leggi sartoriali dunque fatte su misura, a prospettate censure che offendono non solo gli operatori del settore ma la Nazione tutta.
Ma se tutto questo bailamme avesse il fine ultimo di migliorare le cose, una sorta di time-out chiesto perché si fermino le bocce e si ricominci daccapo, allora lo si potrebbe discutere. Ma non è così. Quel che si sta prospettando servirà solo ad evitare che qualche colletto bianco di rango con cravatta al seguito non venga preso di mira dai media. Che non se ne parli di lui e delle sue azioni.
L’omissione dei nomi – sia ben chiaro – non è un sottrarsi alle nostre responsabilità. E’ invece un modo per accomunare tanti, troppi nostri rappresentanti che invece rappresentano soltanto loro stessi. Intanto, tra risse e baruffe, si affonda lentamente ma inesorabilmente.
E non bastano i Jobs – pace all’anima sua – e i miracoli della tecnologia a distrarci dalla scena politica. Passata l’emozione – vera o finta che fosse – tutto ritorna come e peggio di prima.
Siamo in difficoltà. E chi lo nega? Dare la colpa al governo se piove è puerile. Lo è di meno assistere alle indecenti querelle di palazzo e ai tentativi di fermare le onde di protesta che si levano nel Paese con la precisa accusa di fare poco e male. Ecco il discorso. E il bavaglio impedirà di dire, di riferire, di commentare. Non ci stiamo! Non vogliamo avvalerci dei social network per comunicare e dire quel che per legge non si può più.
Che a noi sia data la possibilità di scrivere e chi è al timone regga la rotta anche se perigliosa. Ci vogliono idee chiare, lucidità. Francamente ne vediamo poca.
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