Con la mostra “Il simbolismo in Italia” verrà raccontata la storia di un movimento estesosi velocemente su scala europea. Ma a palazzo Zabarella di Padova, sino al 12 febbraio 2012, per la prima volta questo genere sarà approfondito nella sua fondamentale vicenda tricolore. Per altro non senza proporre confronti con ambiti d’oltre confine, e in particolare con quello austriaco grazie a “Giuditta – Salomè” di Gustav Klimt e “Il peccato” di Franz von Stuck.
Per iniziativa delle Fondazioni Bano e Antonveneta, si tornerà a cavallo tra Otto e Novecento quando l’inconscio irruppe nella pittura: nulla sarà più come prima con la scoperta di questo mondo affascinante e intrigante, una nuova lente per percepire ogni realtà, dai paesaggi ai moti dell’anima. Nelle otto sezioni si ammireranno opere che, nel loro insieme, ricostruiscono quel dibattito sulla missione dell’arte che infuocò quegli anni caratterizzati da decisive mutazioni sociali, e che evocano ciò che aleggiava negli ambienti letterari e filosofici di Gabriele D’Annunzio e Angelo Conti, e nei cenacoli musicali devoti a Richard Wagner.

Giulio Aristide Sartorio, Malaria, 1905 ca. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Foto Giuseppe Schiavinotto
Sarà con un omaggio alla triennale di Brera del 1891 che si aprirà l’”itinerario”: affiancate, ecco “Le due madri” di Giovanni Segantini e “Maternità” di Gaetano Previati, sintesi fra divisionismo e contenuti simbolici. Poi spazio ai protagonisti che parteciparono direttamente all’avventura poetica cresciuta intorno al manifesto del 1886 di Jean Moréas, e a dipinti contraddistinti da nebbia, bagliori notturni e variabilità atmosferica: le situazioni più facilmente collegabili ai turbamenti psicologici: la raffinata e inedita versione di Otto Vermehren de “L’isola dei morti” di Arnold Böcklin e lavori di Vittore Grubicy, Pellizza da Volpedo e Plinio Nomellini. Toccherà quindi a “Il mistero della vita” all’insegna di evocazioni mitologiche cariche di sensualità e di azioni quotidiane o quasi come le processioni, le gioie materne e le partenze mattutine. Così emergerà dai tributi ad Angelo Morbelli e Felice Casorati. Si tratteggerà poi l’ispirazione preraffaellita di Giulio Sartorio, l’attuazione delle aspirazioni figurative del Vate firmate da Adolfo De Carolis, le sontuose e iridescenti allegorie di Galileo Chini, i capolavori di Leonardo Bistolfi, e la riscoperta del dramma di Cleopatra da parte di Gaetano Previati.
Il percorso continuerà con “Il bianco e il nero”: la nutrita produzione grafica di quel tempo consentirà di comprendere il dialogo degli italiani con la cultura figurativa mitteleuropea, impegnata ad indagare i più riposti sentimenti dell’uomo e i suoi fantasmi interiori. Spiccheranno i fogli di Alberto Martini, Romolo Romani, Giovanni Costetti, Umberto Boccioni e del giovane Ottone Rosai: un viaggio dall’allegorico al fiabesco, dal fantastico all’orrido. La conclusione sarà nella “Sala del sogno” che alla Biennale di Venezia del 1907 aveva consacrato le istanze della generazione simbolista, e alimentato le poetiche del piacere e dell’inquietudine, della bellezza e del mito, della spiritualità e degli stati d’animo, sostenendole con tenacia fino alle soglie della rivoluzione futurista introdotta dai boccioniani “Il sogno (Paolo e Francesca)” e “La madre che cuce”. (Marco Fornara)

Angelo Morbelli, Giorno di festa al Pio Albergo Trivulzio, 1892 Parigi, Museo d’Orsay © RMN (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski

Franz von Stuck, Il Peccato, 1908 Palermo, Galleria d’Arte Moderna “E. Restivo”, foto Giacomo D’Aguanno
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