I telegiornali e i giornali, per un giorno, hanno “dimenticato” la crisi e si sono occupati del processo d’appello di Perugia. Fatto inusuale tanto più che l’altro giorno di notizie da prima pagina ce n’erano tante. La sciagura di Barletta – ad esempio – con un bilancio pesante: cinque vittime tra le quali alcune operaie di un laboratorio tessile (quattro lavoratrici in nero) e poi le ripercussioni della decisione di Marchionne che ha annunciato che la Fiat non farà più parte di Confindustria e l’esposto Fininvest a proposito del lodo Mondadori e via così. Ma i media hanno concentrato tutte le attenzioni su Amanda Knox ( nella foto del Ny Daily new) e Raffaele Sollecito. Tv satellitari di mezzo mondo hanno offerto ai telespettatori la sentenza in diretta audio-video. Se si fosse trattato di un programma avrebbe sicuramente bruciato tutti gli indici d’ascolto. Ma non era reality bensì realtà.
Proviamo a concentrarci sull’evento. L’analisi che va fatta riguarda differenti punti di vista. Gli americani (Stati Uniti) che hanno atteso la sentenza lasciandosi poi sopraffare da un clima da stadio (dimenticando che nella vicenda c’è stata una giovane vittima). Ancora gli americani che hanno cambiato idea sulla giustizia italiana additata – basta leggere il NYT di ieri – come esemplare (forse rispetto alla loro giustizia il paragone regge). E se fosse stato confermato il verdetto di colpevolezza del primo grado? Cosa avrebbero scritto?
Poi ci sono i nostrani. Quei cittadini che fuori dal palazzo della giustizia hanno gridato vergogna a squarcia gola. Vergogna a chi? Vien proprio da chiederselo. I colpevolisti, basandosi su chissà quali teorie, hanno contestato il verdetto ma (come ricordava ieri un commentatore della Rai inviato a Perugia) è come se si fosse trattato di un episodio di follia collettiva. Insomma quelle grida venivano fuori dalle bocche spalancate della gente senza un giudizio ponderato ma quasi per una rabbia repressa che finalmente trova sazietà nelle grida. Infine le polemiche che si evincono anche dalle dichiarazioni di giudici e avvocati e che non mancano mai soprattutto in casi come questo. Adesso regna la calma e si ritorna a parlare di economia e dei grandi problemi che l’Europa e l’Italia deve risolvere. Torna la vicenda del lodo Mondadori, tornano i mal di pancia della maggioranza e la richiesta delle elezioni anticipate. Argomenti sui quali non spenderemo una riga di più. Ricorderemo, comunque, la serata di lunedì perché quel processo ha sovrastato tutto e tutti. Ma c’è da chiedersi se questo chiasso non ha lasciato l’amaro in bocca soprattutto ricordando Meredith Kercher il cui assassino (o assassini) è ancora in libertà mentre in carcere rimane quel Rudy Guede che avrebbe preso parte alla triste vicenda.
AMANDA KNOX E RAFFAELE SOLLECITO INNOCENTI: QUANDO LA CRONACA NERA NON E’ UN MALCOSTUME SOLO ITALIANO
La notizia giudiziaria è che Amanda Knox e Raffaele Sollecito, condannati in primo grado per l’omicidio della ventunenne inglese Meredith Kercher (fatto avvenuto a Perugia il 1 novembre 2007,ndr) sono stati giudicati non colpevoli nel secondo grado di giudizio e pertanto sono liberi. E hanno lasciato il carcere. Amanda è volata con i genitori nella sua Seattle, dove la attendevano amici, parenti e sostenitori che in tutti questi mesi (anni, ndr) non l’hanno mai ritenuta colpevole. Al contrario Amanda è stata sempre considerata – e dipinta, tratteggiata, descritta dalla stampa d’oltreoceano – come l’icona mediatica della “giovane e bella vittima del sistema giudiziario italiano”.
Il circo mediatico messo in moto per questo caso non ha eguali, né precedenti, perché – senza entrare nel merito della sentenza – non si era mai visto che in Paesi diversi si facesse il tifo – perché di questo si è trattato – per una parte o per l’altra. Allora Meredith Kercher, la vittima, spesso dimenticata, era di nazionalità inglese: i media britannici hanno da sempre sposato la causa della colpevolezza di Amanda Knox, per cui hanno anche coniato il nomignolo “Foxy Knoxy” (che tradotto significa “volpetta”, furbetta).
I media statunitensi, invece, da sempre hanno sposato la tesi dell’innocenza e dell’approssimazione della giustizia italiana: si sono mobilitati tutti i network, l’altra sera la madre delle reti informative “Cnn” ha effettuato una lunga diretta da Perugia, e così tutti i tg e i network principali si sono occupati della vicenda, a Seattle, città natale di Amanda, il processo è stato seguito in gruppo. La famiglia di Amanda ha un ufficio stampa che gestisce l’immagine della figlia e della famiglia, il magnate Donald Trump è sceso in campo con ingenti somme per sostenere economicamente la difesa.
Da Avetrana in poi non facciamo altro, io per prima, che dire che l’attenzione nei confronti della cronaca nera in Italia è diventata morbosa ed esasperante. Però a vedere quello che è accaduto negli Usa, in cui il sistema giudiziario italiano in ogni singolo collegamento è stato sbeffeggiato, possiamo per una volta non sentirci i peggiori. Il dramma e l’interrogativo vero, che resta è: quanto la mediatizzazione dell’evento ha influenza l’esito del processo? (Erika Brenna)
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