Maurizio Cattelan: 20 anni d’arte sulla forca. L’ultima opera al Guggenheim

Un puzzle che lentamente si compone, la retrospettiva che il Guggenheim di New York (www.guggenheim.org)  dedicherà a Maurizio Cattelan dal 4 novembre al 22 gennaio. [...]

Un puzzle che lentamente si compone, la retrospettiva che il Guggenheim di New York (www.guggenheim.org)  dedicherà a Maurizio Cattelan dal 4 novembre al 22 gennaio. Il titolo: All, tutto. Non necessita di spiegazioni la carriera dell’artista padovano che ha fatto della città americana la sua seconda casa sarà tutta lì: 130 opere realizzate dal 1989 a due anni fa.

Cattelan il provocatore, il burlone, il neo dadista irritante e pungente, Cattelan il poeta tragico che dietro un sorriso cela sempre una smorfia, una critica, una contraddizione messa lì, a scuotere.  Non è amato da tutti Cattelan, anzi, è tra i più detestati artisti dell’Italia di oggi, parimenti è l’artista italiano più celebre nel mondo. E il successo è cosa difficile da perdonare.

E che piaccia o no, ha creato alcune delle immagini più indimenticabili della recente storia dell’arte contemporanea. Ha usato i materiali più disparati, ha preso spunto dai temi più diversi attingendo alla cultura popolare, alla storia, alla religione e alla politica per dare luogo ad una riflessione sul sé  che sa persino divertire mentre ti ficca nel fianco l’ennesima stilettata.

Tecnicamente lo inquadrano come iperrealista, per le sue provocazioni entra di diritto nel new dadaismo, o se volete, nell’arte della comunicazione, il grande pubblico lo conosce per l’irriverenza, quella che lo fa uscire dalle pagine culturali e finire in cronaca, ma il suo lavoro è anche terribilmente serio.  Quando impiccò fantocci di bambino agli alberi di una piazza milanese il pubblico insorse scandalizzato. Dimenticandosi della strage quotidiana di bambini – veri – che avviene in certe parti del mondo.

L’anno scorso ha sollevato un dito medio in piazza affari, un gigantesco dito in marmo bianco. E il mondo della finanza s’è risentito nella sua sensibilità; all’ultima biennale di Carrara, dedicata al tema post-monument , ha realizzato un monumento a Bettino Craxi, l’amministrazione locale lo ha rifiutato e lui lo ha collocato al camposanto. E che dire di Hitler ritratto nella cera in atteggiamento di preghiera, come un bambino alla prima comunione, e della scultura che raffigura un meteorite che colpisce in pieno Karol Wojitila, un papa trafitto che continua a stringere con forza la Croce, un gesto che parla di fede, ma molti non hanno voluto vederlo.

Maurizio Cattelan - Novecento, 1997 Courtesy Massimo De Carlo, Milano © Maurizio Cattelan

L’impossibilità, la difficoltà, l’insicurezza, il fallimento, sono i temi che smuovono la creatività di un giovanissimo Cattelan. Siamo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, l’ansia interiore si manifesta con la via di fuga. A corto di idee per la sua prima mostra personale nel 1989, Cattelan semplicemente chiude la galleria e vi appende il cartello  Torno Subito. Con le collettive non va molto meglio: nel 1992, il suo contributo ad una mostra al Castello di Rivara in provincia di Torino consiste in una corda di lenzuola annodata e messa penzoloni da una finestra aperta, mentre l’anno dopo la sua risposta alla pressione di esporre alla Biennale di Venezia è quella di affittare il suo spazio ad una agenzia pubblicitaria, che vi ha poi installato un cartellone per promuovere un nuovo profumo.

E’ il 1996 che ad Amsterdam per una mostra alla Appel de Arts Center ruba le opere di un artista che espone alla galleria accanto passandole per proprie. Minacciato d’arresto dalla polizia torna sui suoi passi. Attenzione, però perché la vena anarchica Cattelan non è una burla, ma va a interrogare la società, come quel manifesto contro il razzismo che realizza nel 1991 , formando una squadra di calcio con immigrati nordafricani e piazzandola su un biliardino gigante, sulle divise il ricordo nazista Juden raus “ebrei fuori”.

Ha giocato tante volte con se stesso Cattelan e coi miti dell’arte come Joseph Beuys scimmiottandolo ne La Rivoluzione siamo noi; ma si è riconosciuto anche nel Pinocchio col naso rotto che nel 2008 collocò proprio nella rotonda del Guggenheim come se fosse caduto dalle scale, e soprattutto l’artista padovano a lungo ha riflettuto sulla morte, un pensiero ricorrente il suo ed il contestato uso della tassidermia rende evidente questa ossessione; lo scoiattolo suicida, il cavallo appeso, i piccioni a Venezia, tutti presentati in uno stato di vita apparente che è premessa sulla morte reale.

ARTE IMPICCATA

Il vero elemento di sorpresa dalla mostra del Solomon Guggenheim sarà l’allestimento: 130 opere infilate apparentemente a casaccio nella celebre rotonda del museo disegnato da Wright in quella che sarà una vera e propria installazione site-specific. I visitatori potranno ammirarla sia dal piano terra sia da ogni rampa ascendente, avendone così una visione da diverse altezze. Issate con una corda, come se su una forca, gli oggetti rivelano esplicitamente quel sottofondo di morte che pervade il lavoro dell’artista. “La mostra è un esercizio di mancanza di rispetto: l’artista appende il suo lavoro come in una lavanderia a secco”- si legge nella presentazione – . Come tutti i suoi singoli oggetti, la nuova installazione risuona con più valenze interpretative”. Cattelan aveva già utilizzato il motivo della sospensione prima, in particolare nel cavallo imbalsamato di Novecento (1997), ma qui assume proporzioni “epiche”. “In totale, l’installazione si presenta come una esecuzione di massa – e, per tutta la durata della mostra, costituisce un’opera d’arte tragica di per sé”.

La carriera di Cattelan resiste alla sommatoria di qualsiasi formato tradizionale d’esposizione“, ha detto la curatrice della mostra, Nancy Spector. “Molte delle sue prime meditazioni, basate sull’azione, sono impossibili da ricostruire, e il suoi oggetti iconici funzionano meglio quando isolati. All è quindi una vera e propria ammissione dell’inopportunità di vedere le attività di Maurizio Cattelan nel contesto di una normale retrospettiva cronologica. L’artista ha resistito a questo modello, creando invece una installazione site-specific che celebra astutamente la sua inutilità […] e prende in giro l’idea della completezza “.

DEL PENSIONAMENTO DI CATTELAN

Più del momento culminante di una carriera, questa mostra significa la sua fine. Con l’apertura di Maurizio Cattelan: All, l’artista ha infatti annunciato il suo ritiro dal mondo dell’arte. Che cosa questo significhi appunto resta però da definire. E’ stato annunciato che in occasione dell’inaugurazione della mostra, Cattelan presenterà il nuovo numero della rivista Toilet paper, dunque l’attesa è di ritrovarlo, ma con supporti diversi, in questo caso la stampa. Tutto il resto sono congetture.

Maurizio Cattelan L.O.V.E., 2010 Courtesy of the artist. © Maurizio Cattelan Photo: Zeno Zotti

Maurizio Cattelan La Nona Ora, 1999 Courtesy of the artist. © Maurizio Cattelan Photo: Attilio Maranzano

 

Maurizio Cattelan La Rivoluzione siamo noi, 2000 Courtesy of the artist. © Maurizio Cattelan Photo: Attilio Maranzano

Maurizio Cattelan Mini Me, 1999 Courtesy Marian Goodman Gallery, New York © Maurizio Cattelan

Maurizio Cattelan Him, 2001 Courtesy Marian Goodman Gallery, New York © Maurizio Cattelan

Maurizio Cattelan Untitled, 2001 Courtesy Marian Goodman Gallery, New York © Maurizio Cattelan

 

© Riproduzione riservata

Leggi anche...

Tag