Vasco, Nonciclopedia e la rete

“Nonciclopedia sciopera a tempo indeterminato per colpa di quelle persone che si prendono troppo sul serio. Un sentito ringraziamento a Vascon Rossi e ai suoi [...]

Nonciclopedia sciopera a tempo indeterminato per colpa di quelle persone che si prendono troppo sul serio. Un sentito ringraziamento a Vascon Rossi e ai suoi avvolt…avvocati“, questo il messaggio che l’ignaro navigatore troverà sulla home di Nonciclopedia, un clic ed arriva la spiegazione

Nonciclopedia chiude a causa di una denuncia che Vasco Rossi ha sporto contro il sito. Vasco Rossi si è sentito diffamato dalla pagina che lo riguardava. Probabilmente si terrà un processo, al termine del quale quel brufoloso ragazzino quindicenne che ha scritto la pagina dopo essere stato picchiato dai suoi compagni di classe, adesso dovrà anche pagare gli alimenti al nullatenente Vasco Rossi. Un uomo che ha vissuto l’esperienza della droga, l’esperienza del carcere, l’esperienza di stadi e folle che lo acclamavano, non poteva proprio sopportare l’idea di essere oggetto di satira su Nonciclopedia.

 

Così la querelle tra Vasco Rossi ed i burloni di Nonciclopedia – votati ad una satira non sempre felice – arriva al calor bianco e la piazza del Web che ha mille motivi per cui scaldarsi si infiamma per una presunta libertà offesa, tanto da dare vita ad un gruppo FB “Salviamo Nonciclopedia” che ha toccato oltre 150mila iscritti. Libertà di offendere? Già, “libertà di stampa non è libertà d’offendere” dice Tania Sachs, portavoce del Blasco nazionale, precisando come il rocker non abbia mai chiesto la chiusura del sito. S’è “solo” rivolto ai suoi avvocati. Ma questo accadeva nel febbraio del 2010, risale a quel tempo la denuncia per diffamazione anche se solo in questi giorni i magistrati, avendo appurato che esistevano gli estremi del reato, ne hanno dato notizia alle parti. In effetti Vasco aveva chiesto che venisse solo rimossa la pagina che lo riguardava, dunque la decisione di chiudere Nonciclopedia è stata tutta degli amministratori del sito.

In questi giorni nei quali la libertà del Web torna con prepotenza al centro dell’attenzione (e il motivo questa è ben più serio) la disputa trova più che mai i politici pronti a cogliere l’occasione, come il portavoce del Pdl, Capezzone, solidale con Vasco. D’altro canto c’è chi sostiene che non si possa adoperare il Web solo a “senso unico”, come farebbe il cantante che non salta settimana senza lanciare messaggi al mondo attraverso la sua pagina di FB, che conta ormai più di 2 milioni e 600mila fan.

In realtà al centro di tutto c’è un discorso vecchio quanto il mondo ed è quello che riguarda i limiti della satira, ma ancora più pressante è il discorso che invece riguarda il Web, e la volontà di considerare la Rete una sorta di zona franca, un parlatoio che non dovrebbe essere soggetto né a leggi né a regole. Che male c’è che Vasco si sia risentito e si sia rivolto ai giudici? Al massimo gli si può dare del permaloso. “E’ rigore quando arbitro fischia”, diceva con immensa saggezza l’allenatore Boscov, e come al solito aveva ragione.

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