Al museo Maillol di Parigi (www.museemaillol.com) non c’è nulla di più di quello che il visitatore possa apprendere con una buona visita guidata agli scavi di Pompei o al museoArcheologico Nazionale di Napoli. Ma “Pomperi un art de vivre” è una mostra particolarmente accattivante. L’evocazione del perduto mondo arriva allo spettatore attraverso la ricostruzione di una casa del Primo secolo dC. Organizzata con la collaborazione della soprintendenza Archeologica di Napoli, l’esposizione è allestita fino al 12 febbraio. Il modello al quale si sono ispirati per l’allestimento è la cosiddetta domus del “poeta tragico“che servì da modello per la dimora di Glaukos nel romanzo di E. Bulwer-Lytton, Gli ultimi giorni di Pompei (1834). Al piano terra ecco l’atrio, il triclinio (sala da pranzo) e la culina (cucina). Il peristilio, i bagni, le camere da letto e il venereo, la camera per la prostituzione, attività dalla quale il padrone di casa lucrava, e sulle pareti le immagini di coppie di amanti in posizioni che non hanno bisogno di essere spiegate
Affreschi e statue occupano la prima sezione della mostra, piccoli oggetti e documentazioni sulle indagini archeologiche del XIX secolo nella seconda. Duecento pezzi in totale (provenienti da diversi musei italiani, su tutti il museo Archeologico di Napoli) testimonianza perenne di un istante rimasto sepolto per sempre sotto la cenere. E attraverso gli affreschi, i bronzi, i marmi e le ceramiche di quella che era solo una cittadina senza pretese (ben al di sotto della lussuosa Roma) sembra che la vita nel Primo secolo fosse – per la classe media – paradisiaca: nessuna guerra, nessun tipo di lavoro, ma tante lotte di partito e giochi sessuali privi dei tabù giudaico-cristiani. Quasi sicuramente la realtà non era come appare dalla mostra parigina ed è certo che la città vesuviana non era quella perversa Sodoma punita per la sua lussuria che il moralismo ottocentesco ci ha tramandato. Beh, le rappresentazioni erotiche erano effettivamente in ogni dove, ma non scandalizzavano i pompeiani che non conoscevano il concetto di peccato e dunque non avevano pruderie, o malizie, tipiche dei nostri tempi. Il sesso per loro era semplicemnte una buona esperienza.
E la storia non è ancora finita: dei 70 ettari del sito vesuviano, solo 42 sono stati scavati. Chissà il futuro quale passato ci consegnerà.
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