La comunità scientifica ha annunciato quella che potrebbe essere la scoperta più rivoluzionaria d’ogni tempo, ma non ci ha detto ancora cosa può capitare quando una pietra angolare della nostra comprensione dell’universo viene a cadere.
Il concetto di tempo, quella realtà che con Einstein si voleva “finita”, improvvisamente finisce stravolto. Niente può viaggiare più veloce della luce, e pareva che solo la fantascienza, sino ad oggi, conoscesse un universo dove invece era possibile, la realtà che ci ha fatto viaggiare oltre la Galassia sulla spinta dei motori a curvatura di Star Trek – quelli che viaggiano nell’iperspazio ma non chiedeteci cosa sia –. E invece no, perché per viaggiare dal Cern di Ginevra al centro del Gran Sasso una manciata di 15mila neutrini più veloce della luce c’è andata, eccome.
Di poco, certo, queste particelle misteriose con massa minuscola e senza carica elettrica che attraversano quasi tutta la materia come se non ci fosse, è arrivata 60/1000000000 di secondi (60 nanosecondi) prima del tempo previsto per un viaggio lungo 730 chilometri. E nulla è più come ieri.
Einstein ce lo aveva vietato: se andassi più veloce di quei 300mila chilometri al secondo (che in realtà sono è 299.792.458 metri al secondo) ti ritroveresti in una realtà paradossale. Un mondo dove l’effetto precede la causa, ovvero dove per suicidarti devi prima morire e poi spararti un colpo di pistola (scusateci la brutalità dell’esempio), un mondo dove la tua massa assumerebbe dimensioni infinite, senza contare che arriveresti a destinazione talmente ringiovanito da essere probabilmente ridotto allo stato di spermatozoo…
C’è qualcosa che non capiamo in questo, qualcosa che il buon senso comune non riesce ad afferrare, qualcosa che ci fa fare i conti con i nostri limiti umani, e che magari ci fa chiedere aiuto al trascendente. Ne siamo certi, Benedetto XVI se la riderà, lo strenuo oppositore del relativismo ha vinto sulla Relatività, i concetti non coincidono alla perfezione ma l’idea è intrigante perché c’è persino chi ipotizza che la scoperta potrebbe rappresentare un passo fondamentale verso la cosiddetta “teoria unificante”. Quella legge fisica sulla quale lo stesso Einstein spese gli ultimi anni della sua vita – che riassumerebbe tutti i principi fondamentali dell’universo.
Detto in altri termini, la legge che ci consentirebbe di leggere nella mente di Dio.
“Se questo venisse confermato, sarebbe la prima prova di una crepa nella struttura della fisica come la conosciamo che potrebbe fornire un indizio per la costruzione di una teoria unificata”, è il parere che Alan Kostelecky , un luminare dell’Indiana University, ha espresso al Guardian.
Il fisico ed i suoi colleghi nel 1985 forse ci avevano visto giusto quando proposero la teoria che i neutrini possano viaggiare più veloce della luce, grazie all’interazione con un campo sconosciuto che si nasconde nel vuoto.
Conferme, verifiche, riproducibilità dell’esperimento, la scienza viaggia con i piedi di piombo prima di sollevare la possibilità inquietante di un modo dove si possa viaggiare indietro nel tempo e dove passato e presente possano trovare confini superabili.
Cosa è accaduto tra l’Aquila e Ginevra ormai è confermato, è il perché che è tutto da scoprire. Secondo Heinrich Paes, ad esempio, fisico della Dortmund University i neutrini potrebbero aver preso una scorciatoia attraverso lo spazio-tempo, viaggiando dal Cern al Gran Sasso in un’extra – dimensione.
In tal modo la teoria di Einstein sarebbe salva ma altre prospettive “fantastiche” si aprirebbero.
© Riproduzione riservata



