Mentre il satellite della Nasa potrebbe precipitare sulla settimana della Moda i suoi frammenti bruciacchiati, cosa che molti auspicano – senza effetti collaterali sia chiaro, ma solo per avere la scusa di distogliere lo sguardo dalle passerelle più noiose dirigendolo verso l’immensità del cielo, di quel poco di cielo che si può vedere a Milano – ieri, seconda giornata di sfilate è piovuto il “notizione”, Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno confermato le voci sulla chiusura della label giovane.
In breve, la collezione primavera/estate 2012 rimarrà l’ultima che vedremo col marchio D&G. La decisione si inserisce in un piano di ristrutturazione che prevede il riposizionamento del marchio verso fasce più alte.
“Siamo molto felici del momento che stiamo vivendo. – hanno detto i due stilisti – Dalle prossime stagioni il marchio D&G uscirà insieme a Dolce&Gabbana e darà ancora più energia alle nostre collezioni”. Se sono felici loro, figuratevi noi.
Finalmente orfani del forzato eccesso, della tempesta di loghi effetto 3D, luccicanti, enormi, invasivi che saltano fuori da occhiali, cinturoni, magliette, borse e chi più ne ha più ne metta, perché l’apparenza non inganni, e continui a raccontare di una povertà culturale che ha dimenticato le regioni dell’eleganza (come se i giovani non avessero diritto di essere eleganti) quando non la confonde coi baccanali, ma questa è un’altra storia.
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