Grandi mostre: Napoli celebra il suo Spagnoletto

Lo chiamavano “Spagnoletto” per via delle sue origini iberiche e soprattutto a causa della sua bassa statura. “Il giovane Ribera tra Roma, Parma e Napoli [...]

Lo chiamavano “Spagnoletto” per via delle sue origini iberiche e soprattutto a causa della sua bassa statura. “Il giovane Ribera tra Roma, Parma e Napoli 1608-1624” è il titolo della mostra che verrà aperta al pubblico venerdì 23 nella sala “Causa” del museo nazionale di Capodimonte a Napoli. Il tributo a colui che è considerato tra i maggiori esponenti della pittura di area naturalista e caravaggesca in Italia e in Europa, rimarrà aperto fino all’8 gennaio 2012. L’iniziativa è organizzata dal Prado di Madrid e dalla Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Napoli.

Responsabile scientifico è Nicola Spinosa, uno dei massimi esperti del maestro seicentesco a cui ha recentemente dedicato una dettagliatissima monografia.

Verranno presentati circa quaranta capolavori: i visitatori avranno l’opportunità di approfondire uno dei momenti più alti e significativi della civiltà figurativa degli albori del secolo XVII. L’evento porrà l’attenzione sui primi anni della produzione dell’artista presentando, in un confronto finalmente diretto, tele spesso oggetto di appassionato dibattito.

Sarà possibile ammirare un gruppo di dipinti, alcuni dei quali esposti per la prima volta, che documentano con grande efficacia le diverse fasi dell’attività romana e i successivi sviluppi napoletani di De Ribera.

Solo in seguito il pittore giungerà a quella svolta stilistica che lo avrebbe portato, dopo il 1624, alla piena maturità. Il tempo a cui appartengono alcune celebri opere, quali il “Sileno ebbro”, il “San Girolamo con l’angelo del Giudizio”, e la “Trinitas terrestris e santi”, che fanno parte delle collezioni permanenti di Capodimonte.

 

Jusepe De Ribera giunse giovanissimo a Roma intorno al 1608. Era proveniente dalla natia Játiva, vicino a Valencia. Nella città eterna lavorò per committenti e collezionisti sia spagnoli che locali realizzando quadri di notevole intensità. E dopo un breve soggiorno a Parma verso il 1610, grazie alla protezione del marchese Mario Farnese, cugino del granduca Ranuccio incontrato nella capitale pontificia, tornò sulle rive del Tevere, accolto tra i membri dell’accademia di San Luca, fino al 1616. Poi si trasferì definitivamente a Napoli, cuore del viceregno spagnolo in Italia meridionale, dove fu attivo fino alla scomparsa avvenuta nel 1652 ad appena 61 anni. (Marco Fornara)

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