Per un po’ abbiamo fatto finta di niente, poi gli ultimi sviluppi della crisi economica ci hanno costretto a guardare diritto negli occhi (a mandorla) della realtà. E come reduci dal sonno della Bella Addormentata, resi un po’ imbambolati dallo stupore, ci siamo accorti di qualcosa che sapevamo già: i cinesi sono i più ricchi del mondo, hanno quantità di danaro spropositate, persino indecenti, e possono comperare in blocco l’occidente intero.
Comprarci tutti, col nostro debito pubblico, la nostra idea di futuro, le nostre imprese, possono acquistare – anzi hanno già acquistato – la nostra accondiscendenza verso l’ordinaria violazione dei diritti umani e si apprestano a comperare il patrimonio artistico. (Il Colosseo? Non è più sul mercato, contrattate con Della Valle.)
Il che significa piuttosto fare il bello e il cattivo tempo nelle aste e nelle grandi fiere, e mentre nello scorso febbraio la European art fine foundation aveva sancito il sorpasso della Cina sulla Gran Bretagna, sino ad allora sul secondo gradino del podio per le acquisizioni, Art Basel, la più importante fiera d’arte planetaria, nell’ultima edizione ha vissuto un vero boom di acquisizioni dall’Asia e dall’altro mercato emergente, quello del Sudamerica (leggi articolo). E non è un caso che la MCH Swiss Exhibition (Basel) Ltd. – la società che organizza Art Basel – diventa azionista al 60% di una delle più importanti società di Hong Kong, l’ Asian Art Fairs Limited, che da sempre si occupa dell’enorme mercato asiatico. Dunque presto vedremo, dopo quella di Miami, un’altra Art Basel, ma in estremo Oriente.
In gioco un mercato che negli ultimi tempi ha generato 8,3 miliardi di dollari in acquisizioni.

Il Picasso dei record
Di ieri un articolo sul Corriere della Sera (La lunga marcia della Cina a caccia dell’arte mondiale a firma Marco Del Corona), che riporta un po’ di dati e pareri interessanti a supporto della tesi che l’arte per i cinesi rappresenta il perfetto bene rifugio, che in più conferisce al miliardario di turno anche un certo status symbol. E così dopo un lungo periodo speso ad acquisire prevalentemente opere di artisti cinesi del passato – è dei mesi scorsi la vendita per 31 milioni di euro di un rotolo presso la casa francese Lebarbe – i ricchi di Hong Kong e Shanghai si rivolgono sempre più ai maestri riconosciuti dell’arte occidentale.
E’ cinese l’acquirente di Femme lisant di Picasso, venduto da Sotheby’s per 28,5 milioni, stessa casa d’aste che nel 2010 ha piazzato in Asia opere di Chagall, Monet e Picasso per cifre comprese tra i 2 ed i 25 milioni.
Probabilmente è cinese anche l’acquirente di Nudo, foglie verdi e busto, ancora un Picasso, venduto da Christie’s per 106,5 milioni di dollari. E’ ad oggi il dipinto più costoso mai venduto ad un’asta e mentre c’è chi afferma che sia proprietà cinese altre voci lo vogliono nella collezione di Roman Abramovich. Ma questa è un’altra storia.
Il passo successivo? La scoperta da parte della Cina, questa sì auspicata, dei maestri viventi. A novembre il pioniere dell’arte povera, Jannis Kounellis terrà la sua prima mostra in quelle terre. Che non sia un nuovo inizio. Per la legge del contrappasso, nella stessa maniera in cui siamo stati invasi da magliette tarocche ed elettronica di bassa qualità, potremmo rifarci appioppando a caro prezzo un po’ di quegli artisti oggi tanto sopravvalutati.
Volete i nomi? Suggeriteceli voi ma tenete presente che i cinesi i conti se li fanno bene. (AD)
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