Edoardo De Angelis. Con “Mozzarella stories” voglio spiazzarvi

Edoardo De Angelis, professione regista, categoria giovani cineasti votati alla commedia. Nulla però arriva per caso, tanto meno la capacità di saper leggere la realtà [...]

Edoardo De Angelis, professione regista, categoria giovani cineasti votati alla commedia. Nulla però arriva per caso, tanto meno la capacità di saper leggere la realtà con la lente del paradosso, il che è più facile a dirsi che a farsi.

 E così, dopo aver frequentato all’alba del duemila il centro Sperimentale di Cinematografia, essersi fatto notare in svariati festival con alcuni ben fatti cortometraggi, dopo essersi conquistato un fan che si chiama nientemeno Emir Kusturica, eccolo alla prima prova col cinema di sala. Mozzarella stories, il suo primo lungometraggio, co prodotto da Bavaria Media Italia, Eagle Pictures e  centro sperimentale di Cinematografia con una serie di collaborazioni significative (tra cui la Emir Kusturica– Rasta International). Sarà in sala dal 23 settembre e si potrebbe parlare di rivelazione.

 Bizzarra storia quella girata nelle terre di Gomorra eppure mille miglia distante dalla cupa realtà narrata da Saviano. Ma vantando il dna della commedia all’italiana, De Angelis traccia un percorso che – promette – alla realtà è legato, diversamente legato, semmai, con quell’incrociare “formaggio”, bufale (quelle vere, i bovini dalle corna ricurve) e bufalari, camorra, canzoni e spietata concorrenza cinese. Insomma, un universo coloratissimo, costruito attorno al bianco dell’oro dal sapore di latte.

 DT – Hai dichiarato esplicitamente di essere nel solco della Commedia all’Italiana, un’eredità nobile ma che può essere pesante, o no?

 EDA – Semplicemente trovo che sia imprescindibile per chi faccia cinema in Italia. Ce l’abbiamo nel dna, abbiamo a disposizione uno scrigno di gemme preziose dal quale attingere e se sei sicuro del tuo lavoro non hai problemi a dichiararlo. Ovvio che se oggi girassi un film dedicato alla classe operaia rimuginerei su cose fuori da questo tempo. Sarebbe archeologia. Ma l’insegnamento della Commedia all’italiana è lì, è una ricchezza che ci appartiene, è giusto goderne è giusto distaccarsene quando lo reputiamo necessario

 DT – Proprio a questo proposito Marco Bellocchio ha recentemente dichiarato che i giovani registi italiani copiano troppo Monicelli. Cosa ne pensi?

 EDA – Magari, dico io. Monicelli è una base incredibile. Però non è così, non sono d’accordo. Il mondo è cambiato, e la commedia anche, non parlerei di copie…

 DT – Monicelli è un tuo punto di riferimento?

 EDA – Monicelli, ma non solo. Trovo Germi imprescindibile, anche più cinico, più caustico di Monicelli, capace di vette di sofisticatezza straordinarie. Certo, sono dei riferimenti, come lo è stato Kusturica, del quale, negli anni ’90, ho divorato tutti i film. Lui d’altronde era vicino a quel tipo di sensibilità. Lo era nei temi, nei modi di raccontare, nella capacità di sdrammatizzare…tempi diversi, paesi diversi ma continuità dialettica. Mi piace inseguire questa commistione un po’ spiazzante tra antico e moderno. Sono uno che cerca lo spaesamento, la sorpresa come conclusione di ogni scena…

 DT – Approdiamo a Mozzarella Stories, c’è chi sicuramente troverà spiazzante ridere nella terra di Gomorra…

 EDA – Ok, cito un altro maestro, Billy Wilder. Voglio dire che si deve far ridere con serietà, ed è quello che provo a fare. Bisogna parlare di quello che si conosce ed io non potrei scrivere nulla alla Saviano, anche se riconosco appieno la drammaticità di certe situazioni. E infatti riesco a ridere solo di persone che prima se la sono vista brutta, diciamo che amo ridere sul finale. E mi piace anche accendere la luce in fondo al tunnel, mi piace lasciare un segnale di speranza, che nel mio film è affidato alle donne. Sono le donne la speranza….

 DT – Per Mozzerella Stories hai mobilitato un cast di grande professionalità: da Luisa Ranieri ad Aida Turturro (la Janis Soprano della serie tv I Soprano ndr), e poi Massimiliano Gallo, Gianpaolo Fabrizio…

 EDA – Il cast è il mio fiore all’occhiello, da loro ho ricevuto moltissimo. Parlo di persone come Gianpaolo Fabrizio, che il pubblico conosce come personaggio televisivo ma che pure si è messo in gioco con una generosità totale. Lui che interpreta il personaggio di Ciccio DOP, imprenditore della mozzarella, per un mese ha vissuto a strettissimo contatto con le bufale, ha imparato a mungerle ad intrecciare la mozzarella, le ha anche fatte partorire, è un attore straordinario…

 DT – Dunque anche le bufale dovrebbero figurare nel cast

 EDA – Certo, un giorno vorrei raccontare approfonditamente di che animali straordinari parliamo. Le bufale sono intelligentissime, schive, ma di grande carattere…e comunque rivestono un ruolo importante nel film

 DT – Allora rimaniamo in argomento, nel film c’è una minaccia cinese alle bufale casertane, la mozzarella made in PRC, credi davvero che i cinesi riusciranno prima o poi a produrre mozzarelle buone come le nostre?

 EDA – Le producono già, ricordo un sequestro effettuato due anni fa al porto di Napoli, ma così buone come quelle casertane non credo proprio. In realtà voglio dire, ed è quello che dico nel film, che dobbiamo superare le contrapposizioni, ognuno deve fare valere le proprie qualità: noi ne abbiamo tante ed anche loro ne hanno, sono diverse…ed è un bene

 DT – Il film non è ancora uscito e ma da quanto letto mi sembra che tutto galleggi in un paradosso continuo…

 EDA – E’ la realtà del casertano che è paradossale,  e poi se il cinema non è paradossale, se non esagera, a cosa serve? Il quotidiano ci basta viverlo, al cinema vogliamo altro. Sarà che sono allergico alla scrittura in punta di penna, ma io sono per il cinema potente, quello che ti scuote, e che magari alza la voce…

 DT – Cosa prometti agli spettatori?

 EDA – Che se s’impegneranno si divertiranno molto…

 DT – Da qualche giorno è finita la Mostra di Venezia, le tue impressioni?

 EDA – Ci sono film che aspetto con ansia di vedere, quello di Crialese, intanto, regista che apprezzo moltissimo; e poi quello di Francesco Bruni, che ha vinto nella sezione Controcampo, lui è stato il mio maestro alla scuola di cinematografia. In realtà nel concorso ufficiale il livello dei film era talmente alto che aspetto di vederli tutti…

DT – Hai altri progetti ai quali stai lavorando?

DA – Lavoro a tre storie, ma è ancora presto per capire quale delle tre possa essere quella giusta anche perché mi appassionano tutte e tre

DT – La commedia è una via senza ritorno?

EDA – No…ma forse sì. Mi spiego, non scrivo mai pensando in prospettiva comica anzi, la struttura del racconto è sempre drammatica e la commedia è solo la sua evoluzione. Evoluzione che secondo me innalza il livello del lavoro, sia chiaro. E’ che della commedia mi eccita l’inversione, l’elemento che stravolge tutto, che ti schiaccia e ti spiazza. In Mozzarella stories Spero di esserci riuscito e comunque è a quello che miro

 (Antonella Durazzo)

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