I bookmaker la danno per favorita, Dancing with the star, il ballando con le stelle americano, dovrebbe essere suo. La vittoria di Elisabetta Canalis è pagata 3/1, contro il 4/1 del diretto inseguitore, Carson Kressley. Ma la Canalis per l’ABC, la rete che trasmette lo show, evidentemente ha un problema, un tatuaggio troppo visibile (un bracciale) che il pubblico “familiare” potrebbe non gradire.
Niente di meglio, allora, che cancellarlo con Photoshop dalle immagini offerte ai media per la presentazione. E scoppia il caso, il ritocchino viene notato, voci vicine alla rete televisiva, riportano i media, parlano di errore.
Una bella gaffe, ma anche i bacchettoni a volte si pentono…
Conclusione: anno 2011, il tatuaggio, piaccia o non piaccia è universalmente accettato. Non è più un tabù, non è più da molto tempo il marchio di galeotti e marinai di lungo corso, piuttosto è un’espressione di sé. Si può non essere d’accordo, si può non trovare gradevole o di buon gusto la scelta di farsi marchiare la pelle, eppure ci sono ancora sacche di resistenza. Avete mai visto un manager ostentare il proprio ?
Certo sotto la grisaglia e la cravatta è difficile sbirciare, ma le memorie antiche non si cancellano con un colpo di spugna, il “ricamo” permanente evoca ancora ribellione, non rimanda un’immagine pienamente rassicurante.
Non importa che certe cravatte risultino alla vista molto più oscene.

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