Itinerari. A Pescia tra Medioevo e fantasia

Paragonarlo con quello di Siena sarebbe un’eresia, ma anche il palio di Pescia ha una sua tradizione. Domenica attorno alle 17, nella località della provincia [...]

Paragonarlo con quello di Siena sarebbe un’eresia, ma anche il palio di Pescia ha una sua tradizione. Domenica attorno alle 17, nella località della provincia di Pistoia, si disputerà, come succede da 34 anni, una tenzone fra gli arcieri che sarà preceduta da un corteo storico. Non mancano i motivi per recarsi in questo borgo: oltre ad assistere alla spettacolare gara di tiro, in frazione Collodi – dove lo scrittore Carlo Collodi, al secolo Carlo Lorenzini, trascorse parte dell’infanzia – si può visitare il parco di Pinocchio.

Pinocchio

 

Il paese toscano, rinomato per la floricoltura e il suo mercato dei fiori, dai garofani alle gerbere, delimita, a nord est, la piana di Lucca, e a nord ovest la Valdinievole. Lì s’è già entrati pienamente nel clima della sfida fra le contrade di Ferraia, Santa Maria, San Michele e San Francesco. A quella vincitrice andrà il “cencio”, un drappo dipinto nel 2011 dall’artista Paolo Baldini e intitolato “Pontito e Lazzaro Papi”, uno fra i più suggestivi centri della “Svizzera pesciatina”, zona dell’Appennino tosco-emiliano i cui monti sono stati definiti simili a quelli della Confederazione elvetica.

 

Ma Pescia vuol dire anche Pinocchio. La storia del parco inizia negli anni ’50 del secolo scorso quando fu realizzato un boschetto di lecci che avvolgeva una piazza lastricata: tutt’attorno, dei muretti rivestiti con mosaici raffiguranti le avventure del burattino. E vicino all’entrata fu collocata il bronzo “Pinocchio e la fata” di Emilio Greco. Successivamente è stata la volta dell’”Osteria del gambero rosso” e del “Paese dei balocchi” con un percorso scandito da 21 sculture di Pietro Consagra dedicate ai personaggi (compresi il gatto e la volpe), alle situazioni e agli ambienti della fiaba. Nel villaggio sono presenti anche realizzazioni di Marco Zanuso e Augusto Piccoli (il grande pescecane). Tutte sono circondate da piante perenni i cui colori rimandano simbolicamente ai vari episodi. Per esempio, la statua della fatina dai capelli turchini è abbinata a un’aiuola di fiori bianchi e azzurri.

La balena al Parco di Pinocchio

 

Pescia è tagliata a metà dal torrente Pescia di Pescia. Sulla riva destra – da piazza Mazzini all’area dei torrioni – si sono sviluppate le attività della vita pubblica e del commercio, e su quella sinistra il mondo religioso. I due nuclei sono uniti dal caratteristico ponte del duomo.  I duecenteschi palazzi del Vicario, con la sua torre campanaria, e del Podestà sono sede rispettivamente del municipio e della gipsoteca “Libero Andreotti”. E al di là del corso d’acqua ecco la cattedrale dell’Assunta e la “porta fiorentina”, una sorta di arco di trionfo dedicata al granduca Cosimo III de’ Medici. Un’altra sosta la merita la chiesa, in stile gotico, di san Francesco con una pala d’altare del pittore lucchese Bonaventura Berlinghieri. Un dipinto del 1235 che ricostruisce sei momenti della vita del “poverello d’Assisi”. E’, questo, uno dei pochi quadri realizzati da contemporanei del santo giunti sino al terzo millennio, il che fa pensare che il volto tratteggiato sia quanto mai somigliante a quello originale.

 

Pescia è poi la città dei fagioli di Sorana, dalla buccia molto sottile, e della carta. Addirittura contende a Fabriano e Amalfi il primato per la più antica fabbrica di questo tipo. In frazione Pietrabuona è anche presente un museo di questo materiale (info 0572.408008), mentre in piazza Da Vinci è ospitato quello di scienze naturali e archeologia della Valdinievole (info  0572.477533) (Marco Fornara)

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