“Opere del lavoro. Realismo italiano tra ricostruzione e boom“, il titolo della mostra che il 16 settembre inaugura a Padova (Centro Culturale Altinate/San Gaetano). Curata da Nicola Galvan, l’esposizione traccia un percorso in un momento particolare dell’arte italiana, il momento dell’impegno politico che, nel dopoguerra trova nella rappresentazione del mondo del lavoro la sua espressione più intensa. Un nuovo realismo si affaccia all’orizzonte, diviso tra figurazione ed astrazione tra racconto ed impulso gestuale. Realizzata con la collaborazione del Premio Suzzara, che ha prestato le proprie opere, la mostra presenta al pubblico una galleria di volti e di corpi a simboleggiare le aspirazioni dei lavoratori italiani ormai consapevoli del proprio ruolo nella storia. Insomma, una pittura che diventa racconto ideologico attraversando gli anni del boom e della contestazione.
Per Renato Guttuso, Armando Pizzinato, Giuseppe Zigaina, Giulio Turcato, Domenico Cantatore la ricerca prettamente stilistica non è più una priorità, conta piuttosto approdare ad un linguaggio fortemente descrittivo e diretto, più adatto al racconto. In questo contesto s’inserisce il Premio Suzzara, siamo nel 1948 lo inventa Dino Villani, uno dei padri della pubblicità in Italia, con il sostegno, tra gli altri, di Cesare Zavattini.
Un premio unico. La giuria, da regolamento, non doveva essere composta soltanto da galleristi, storici e critici d’arte, giornalisti , ma anche da un operaio, un impiegato e un contadino. <<I premi erano “messi a disposizione dai contadini e dagli operai di Suzzara”, e da tutte le forze produttive del territorio: potevano essere una forma di formaggio grana, un vitello, un puledro, una cucina economica, fusti di vino, un maialetto, sacchi di farina, burro, salami, polli, uova “e altri che venissero offerti”. Fu un’idea spettacolare per quei tempi che si calava perfettamente in una realtà agricolo-industriale come quella suzzarese, carica di una forte valenza simbolica in quanto equiparava il valore dei prodotti del lavoro artistico, con quello dei prodotti del lavoro contadino e operaio. Villani condensò tutto questo nello slogan “Un vitello per un quadro, non abbassa il quadro: innalza il vitello”.
Le opere premiate rimanevano di proprietà del Comune, che le conservava nella prospettiva di una Galleria che doveva essere intitolata al lavoro visto che il tema fin dalla prima esposizione era “Lavoro e lavoratori nell’arte”. Il Premio Suzzara rifletteva un’idea per molti aspetti sorprendente e utopica, secondo la quale l’arte non doveva essere elitaria ma rispondere a un bisogno di bellezza, qualità e poesia comune a tutti gli uomini, di qualunque condizione sociale e livello culturale>>.
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