Steve Jobs e Pixar, un’altra storia “incredibile”

Per la serie si fa ma non si dice. Nelle redazioni dei giornali, in fondo alla cartella “coccordrilli” nel Mac delle belle e delle brutte [...]

Per la serie si fa ma non si dice. Nelle redazioni dei giornali, in fondo alla cartella “coccordrilli” nel Mac delle belle e delle brutte firme del giornalismo è pronto un ricordo per Steve Jobs. Un ricordo appassionato e grato per l’uomo che ha contribuito come pochi a cambiare il mondo. No, non cadiamo nella trappola, questa non è una commemorazione, non è un coccodrillo giocato d’anticipo per battere sul tempo quelli che il coccodrillo hanno cominciato a prepararlo dal 2003 quando un cancro al pancreas s’affacciò a prendersi giorno dopo giorno la vita del geniale padre di Apple.

Nella notte tra mercoledì e giovedì la notizia, Steve Jobs diffonde la lettera delle sue dimissioni da amministratore delegato di quella società che lui stesso ha creato e portato ai vertici del mondo: “ Ho sempre detto che se mai fosse venuto il  giorno in cui non sarei riuscito più a incontrare i miei doveri e le aspettative, come CEO di Apple, sarei stato il primo a farvelo sapere. Purtroppo, quel giorno è arrivato”.

E i giornali di tutto il mondo si scatenano, i toni non sono ancora quelli da coccodrillo ma poco ci manca “Jobs si arrende…”, “Losing Jobs”, “Cade l’ultima icona …” ecc. ecc.   a stemperare i toni, nel corso della giornata, le notizie di borsa, la caduta del titolo Apple e la sua immediata ripresa.

Ci sono molte cose che colpiscono in questa vicenda, molte cose che ci parlano di una prima volta, di cose mai viste, mai sentite. D’altronde stiamo parlando di Jobs, di uno che  per tutta la vita è riuscito a vedere cose che “noi umani nemmeno avremmo immaginato”. Eh sì, tutte le novità firmate Apple hanno alle spalle ben poche ricerche di mercato. Cosa c’è da ricercare se il pubblico non conosce quello che gli si propone? Eppure ogni novità è stata un successo.

Accadde così anche per Pixar, già, per la serie “forse non tutti sanno che…”, ma il nome di Steve Jobs è anche strettamente legato al più innovativo degli Studios di Hollywood

Disse il regista e produttore John Lasseter  qualche tempo fa “All’inizio dell’avventura Pixar, Steve Jobs, il fondatore di Apple, ha osservato che se un computer ha una vita limitata, un buon film mai “ e aggiunse che Jobs aveva poi detto “Lasciate che la vostra fantasia vada verso l’infinito e oltre”, il motto dell’astronauta Buzz Lightyear in Toy Story che si applica perfettamente alla filosofia del trio fondatore di Pixar: Steve Jobs, John Lasseter ed Ed Catmull. Una combinazione perfetta di denaro, tecnologia e arte.

All’inizio della saga, nel 1986. Steve Jobs acquistò la divisione grafica computerizzata di George Lucas, la Lucasfilm Computer Graphics per 10 milioni di dollari e la chiamò Pixar. Convocò Ed Catmull, uno scienziato che si svilupperà il software RenderMan e John Lasseter, puro genio creativo, animatore di talento che era stato licenziato dalla Disney.
Lo studio si conquistò presto una buona reputazione, realizzando con la computer grafica spot pubblicitari e cortometraggi, poi arriva Toy Story, si firma  un accordo di distribuzione con Disney ed il successo è globale. I successi s’inseguono Monsters & Co., Alla ricerca di Nemo, Gli Incredibili …  ma nel regno incantato ci sono troppi re: la Disney governata da Michael Eisner e Pixar di Steve Jobs.
Parte un inevitabile braccio di ferro che sfocerà nel 2006 nell’acquisto di Pixar da parte di Disney per 7,4 miliardi di dollari ma Jobs rimane il maggior azionista individuale col 6 per cento del capitale, mentre Lasseter è nominato direttore creativo sia di Disney sia di Pixar.

Una buona storia (film) non ha mai fine, disse Jobs, ed è per questo che non scriveremo mai il suo coccodrillo.

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