Roma e la Santa Sede celebrano Carlo Mattioli nel centenario della nascita con un’ampia retrospettiva ospitata dal 16 settembre al 13 novembre nel “Braccio di Carlo Magno” della Città del Vaticano. Per il pittore modenese, scomparso a Parma a 83 anni, sarà una sorta di ritorno all’ombra di San Pietro visto che lì è stato tra i protagonisti, nel 1977, della storica mostra “Gli artisti contemporanei a Paolo VI” che diede vita alla sezione d’arte contemporanea dei musei vaticani.
In “Carlo Mattioli. Una luce d’ombra” verrà reso omaggio a uno dei grandi del Novecento, che dimostrò sensibilità modernissima e attenzione alle nuove tendenze.
E’ stato alla fine degli anni Trenta del ventesimo secolo che a Parma conobbe un gruppo di giovani intellettuali tra i quali Mario Luzi e
Oreste Macrì: in quell’ambito maturò il suo interesse per i capolavori della letteratura italiana ed europea che costituisce una chiave di lettura del suo intero percorso. Molto forte, infatti, è stato il suo rapporto specie con i poeti diventati, per sua consapevole scelta, i veri interpreti delle sue opere.
La sua vastissima cultura figurativa abbracciava il romanico padano, il manierismo, l’olandese Rembrandt, Francisco Goya, Jean Fautrier e l’espressionismo tedesco. Momento fondamentale fu l’incontro con Roberto Longhi che propose al suo studio nuove aree prima neglette dalla critica.
Coerentemente mai schierato in correnti o movimenti, convinto della propria libertà e autonomia rispetto a ideologie culturali e a scelte di convenienza di mercato, rimase comunque aperto alle principali questioni del suo tempo, come la dialettica fra figurazione e astrattismo e l’Informale.
La sua produzione dai primi anni ’60 vide affiancarsi sempre più ai lavori grafici quelli pittorici con nudi, ritratti (nell’occasione esposti anche quelli di Giorgio De Chirico, Renato Guttuso e Giorgio Morandi) e le nature morte. Mattioli – definito proprio l’anti Morandi per i diversi stili di vita e per la forza dei colori – andò avanti per cicli che, pur avendo caratteri propri, tuttavia erano collegati in un gioco di rimandi e rielaborazioni. Ed è del decennio successivo – come testimoniato da quest’iniziativa – una rinnovata attenzione ai paesaggi, specie d’estate e d’autunno, fra la Versiliana, i notturni, i cieli, le spiagge, i campi di papaveri e quelli di lavanda, le ginestre e gli alberi. Senza dimenticare gli autoritratti: proposti quelli al chiaro di luna e con Anna.
Come dire che la sua tavolozza è mutata col progredire delle stagioni dell’esistenza, passando infine a un bianco e nero assoluto da cui solo il sorriso di una bimba, l’amata nipote, farà riemergere per un attimo i colori di un tempo, ormai sopiti.
Info 06.68193064. (Marco Fornara)
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