Italiani a Venezia 68. “Quando la notte” di Cristina Comencini

Una settimana e la 68ma Mostra di Venezia aprirà bottega. Dei film in corsa per il Leone d’oro (22 con uno a sorpresa, un dramma [...]

Una settimana e la 68ma Mostra di Venezia aprirà bottega. Dei film in corsa per il Leone d’oro (22 con uno a sorpresa, un dramma d’autore con al centro il disperato tentativo di un uomo di far fronte al mondo moderno) tre sono italiani. Delle opere di Gian Alfonso Pacinotti e di Emanuele Crialese abbiamo già parlato, per ultima ma non da ultima ecco Cristina Comencini con il film tratto dal suo stesso romanzo Quando la notte(ed. Feltrinelli), che sarà proiettato il 7 settembre. Una storia dove anche le montagne sono protagoniste.

Filippo Timi e Claudia Pandolfi

La montagna per meglio dire, ovvero il maestoso Monte Rosa, la parete est, quella che tanto ricorda l’Himalaya che nell’opera della Comenicini è la cornice di una storia d’amore condita dal mistero con protagonisti Claudia Pandolfi e Filippo Timi. Insolita location il paese montano di Macugnaga (Verbania) dove la troupe ha girato tra evidenti difficoltà, vedi condizioni climatiche ostili e le strade talvolta inesistenti.

LA SINOSSI : Tra le montagne un uomo e una donna s’incontrano. Manfred è una guida, chiusa e sprezzante, abbandonato da moglie e figli; Marina una giovane madre in vacanza col suo bambino. Una notte qualcosa succede nell’appartamento di lei e Manfred interviene, portando il bambino ferito in ospedale. Da quel momento l’uomo si metterà sulle tracce di una verità inconfessabile che Marina ha nascosto a tutti, anche al marito, mentre lei intuirà il segreto familiare all’origine dell’odio di Manfred verso tutte le donne. Con una rabbia e un desiderio mai provati prima, i due scopriranno la radice di un legame potente che non riusciranno a controllare né a vivere. Quindici anni dopo quella vacanza, Marina, d’inverno,tornerà al rifugio a cercare Manfred.

Una storia di un amore disperato, in bilico tra i contrasti più taglienti, ma anche un film sulla condizione di solitudine delle donne, sul loro senso di inadeguatezza  e soprattutto sulla maternità che secondo la regista è stata sempre un po’ idealizzata nel cinema italiano: “Non bisogna dare per scontata la maternità, banalizzarla. Fare un figlio, oggi più che ieri, è un evento enorme, per una donna. Fare un bambino è una scelta, forte, rispetto a quegli spazi di libertà che la donna faticosamente è riuscita ad ottenere nel tempo. Nel film l’amore della mamma per il bambino non è scontato, è una conquista della protagonista”.

Basterà a far ruggire il Leone? Dovesse vincere per il secondo anno consecutivo  una regista donna, e  figlia d’arte, che non si chiami Sofia (Coppola) sembra statisticamente improbabile, ma chissà…

Cristina Comencini con Filippo Timi e Claudia Pandolfi

 

© Riproduzione riservata

Leggi anche...

Tag