Libri. “Mezzanotte a Parigi” di Dan Franck, da giovedì in libreria

Un saggio che promette d’essere appassionante come un romanzo, lo scenario è la Parigi dell’occupazione nazista, i protagonisti sono gli uomini e le donne che [...]

Un saggio che promette d’essere appassionante come un romanzo, lo scenario è la Parigi dell’occupazione nazista, i protagonisti sono gli uomini e le donne che hanno segnato il tempo della cultura europea del ‘900: “Mezzanotte a Parigi” (Garzanti) è il libro che segna il ritorno nelle librerie italiane (da giovedì 25) di Dan Franck, lo scrittore e sceneggiatore francese de La Séparation – Prix Renaudot 1991, libro tradotto in diciassette lingue che gli ha donato successo globale.
In questa nuova prova Franck racconta come in un grande film l’epopea degli scrittori, degli artisti, dei filosofi, degli uomini di spettacolo che hanno vissuto in Francia dal 1940 alla Liberazione.

L’incubo. La «guerra lampo» ha spazzato via l’esercito francese, i nazisti hanno occupato Parigi e la città vivace e spregiudicata, porto sicuro per chi fuggiva dalla Germania di Hitler è preda dell’impensabile.

Il “cast” chiamato a raccolta da Franck è straordinario. Gli esuli e i fuggiaschi, come gli ebrei Walter Benjamin e Franz Werfel, diretti verso il Sud alla disperata ricerca della salvezza.
Poi Jean-Paul Sartre, che inventa al Café de Flore l’esistenzialismo; accanto a lui Simone de Beauvoir. Quindi Albert Camus, prima amico e poi rivale di Sartre; André Malraux e la bella Josette Clotis, che morirà sotto un treno; l’aviatore Antoine de Saint-Exupéry, autore del Piccolo principe, il cui aereo scomparirà in una missione di guerra. E ancora Louis Aragon, Pablo Picasso, André Breton, Marguerite Duras, Jean Prévost (che muore da partigiano), Robert Desnos, Jean Gabin e Jean Renoir, Samuel Beckett e Marc Bloch

C’è anche chi segue Hitler fino all’ultimo, come Céline o Drieu La Rochelle, che si suicida alla Liberazione.
Tra i partigiani e i nazisti, la «zona grigia»: compreso Jean Cocteau, che cerca di salvare dal carcere Jean Genet e di lanciarlo come scrittore…

 Un estratto: «Sono entrati a Parigi dalla Porte de la Villette il 14 giugno alle 5,30 del mattino. Dal cielo pioveva una polvere nera come fuliggine, che s’incollava alle mani e al viso: le ultime vestigia dei serbatoi incendiati.
La vigilia, la città era rimasta straordinariamente silenziosa. Gli ultimi parigini in fuga si affrettavano lungo le arterie principali verso le porte […] Dodici ore più tardi il primo motociclista tedesco fermava il suo bolide in boulevard de la Chapelle.
Elmetto, cappotto di pelle e ghirlanda di cartucce attorno al collo. Una breve pausa, poi si voltò e lanciò un segnale luminoso dietro di sé. Fu raggiunto da altre motociclette. I soldati scrutarono i luoghi tutto intorno prima di scendere, a velocità ridotta, verso il centro.
Il silenzio durò al massimo qualche minuto. Di lì a poco ecco apparire un camion, poi un altro e un altro ancora. Appollaiati sulle sponde degli automezzi, i soldati scoprivano una città in cui la maggior parte di loro non aveva mai messo piede.»

 

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