Di Giorgio Morandi sarà proposta anche una natura morta del 1948. E di Giorgio De Chirico ecco l’olio su tela del ’61 “Archeologi” e di Renato Guttuso un altro olio su tela, questo del ’40, intitolato “Natura morta con lampada”. Sotto i riflettori, inoltre, Amedeo Modigliani. Si apre il 9 settembre, per chiudersi il 6 novembre, la mostra “Dalla figura alla figurazione nel ’900 italiano.
Emblemi da una collezione”. L’esposizione, che sarà ospitata da palazzo Loredan di Venezia, sede dell’Istituto veneto di scienze, lettere e arti, documenterà una tra le più interessanti raccolte di capolavori moderni: quella di Giuseppe Merliniche è
composta da circa trecento opere, tutte di altissima qualità e coerenza pittorica che raccontano uno scorcio fondamentale della storia dell’arte italiana del secondo dopoguerra tra Filippo De Pisis (si potrà ammirare l’olio su tela “Il Gianicolo”), Lucio Fontana (nel segno dell’olio, oro e vetri su tela “Concetto spaziale”), Ennio Morlotti (altro olio su tela: “Adda a Imbersago”), Claudio Parmiggiani (la tecnica mista su tavola “Senza titolo”), e Gino Severini (l’olio sui tela “Natura morta con strumento musicale e caffettiera”).
Proprio quest’iniziativa svelerà per la prima volta al pubblico quest’assortimento unico innanzitutto per la sua genesi. E’ infatti nato dalla passione intellettuale del suo artefice la cui curiosità lo ha condotto all’esame di quanto la critica stava approfondendo. Il punto di partenza per calibrare la scelta dei dipinti da inserire nella sua selezione dove hanno trovato posto realizzazioni, per esempio, di Valerio Adami, Roberto Crippa, Piero Guccione, Omar Galliani e Giuseppe Maraniello.
Il curatore della rassegna Stefano Cecchetto ha deciso di proporre dei quadri “meditati”, frutto di uno studio attento e di un’analisi bibliografica, oltre che dell’istantanea emozione estetica. La linea guida di questo evento è il passaggio dalla “figura” alla “figurazione”, come simbolo di una metamorfosi. Ai visitatori sarà svelata la rappresentazione iconografica del cambiamento nelle arti visive del Novecento.
Dal concetto di spazio al concetto spaziale, questo tema si è evoluto dentro a un tracciato mirato a evidenziare i mutamenti e le variazioni di un secolo sicuramente determinante per lo sviluppo delle arti figurative. Tutti coloro che compongono la geografia di questo percorso – alcuni di chiara fama, altri nell’alveo di una situazione storica particolare – sono accomunati da un autorevole apparato scientifico.
E con molti di loro, anzi, Merlini ebbe rapporti di frequentazione e legami di amicizia personale. Avanzeranno in sequenza, così, esempi della produzione, fra gli altri, di Alberto Savinio, Mario Sironi, Massimo Campigli, Mario Tozzi, Renato Paresce ed Enrico Baj. Un altro aspetto fondamentale della mostra è l’attenzione verso le problematiche conservative: al restauro sarà dedicata una sala attrezzata a laboratorio a disposizione delle scuole e, più in generale, della didattica per la dimostrazione sul campo delle diverse operatività d’intervento. (Marco Fornara)
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