Un premio, il “Pieve 2011”, otto finalisti e otto storie di giovinezze sofferte tra avventure, espatri, fughe, trasferimenti, missioni e cronache di tempi lontani. Ma chi si contenderà il riconoscimento che verrà assegnato dal 9 all’11 settembre a Pieve Santo Stefano? L’elenco si apre con l’umbra Rosa Bartolini che, con l’autobiografia “Presa in giro dalla vita” , racconta l’esistenza infelice di una donna, vittima di violenze famigliari e del moralismo della metà del ventesimo secolo. Lascerà l’Italia per la Francia appena ventenne.
Ecco poi la memoria-diario “Gran Chaco” del milanese Luigi Canzinato, ricostruzione del rocambolesco viaggio – tra caldo, fame, sete e incontri con indigeni selvaggi – nell’America del Sud di un esponente della borghesia lombarda che poi tornerà in patria per unirsi a Giuseppe Garibaldi. Ettore Finzi e Adele Foà, in “Conoscersi in trasparenza” (epistolario-diario 1938-1945), presentano la loro esperienza di coppia ebrea che, appena sposata, raggiunge la Palestina per sfuggire le leggi razziali. Lui dopo cinque anni andrà a lavorare come chimico industriale in Persia lasciando la moglie a Tel Aviv con due figli piccolissimi. Inizierà così un fitto scambio di lettere in cui i due coniugi condivideranno le difficoltà quotidiane e le gioie.
E ancora: il siciliano Salvatore Mutolo con l’epistolario “Perdoni l’ardire” propone la storia di un aviatore della seconda guerra mondiale che scrive
alla promessa sposa. Lei diverrà la sua “vedova di guerra” senza averlo potuto sposare. In concorso, inoltre, Pier Luigi Ricciarelli con “Vocazione di uomo”, racconto esistenziale di una persona di fede che, dalla missione religiosa svolta nelle Filippine, passa, dopo che i suoi superiori non hanno condiviso l’impostazione sociale del suo ministero, a quella umanitaria. Finirà col lasciare il sacerdozio. Di Antonio Savoinato è stato selezionato “In fuga dalla Siberia alla Cina” che illustra i mille espedienti adottati da un “irredento italiano” entrato nell’esercito tedesco e poi richiamato a combattere per gli austriaci sul fronte russo. Riflettori puntati, quindi, su Francesco e Giuseppe Tedeschi e il loro “Quaderno di famiglia nello Stato Pontificio”, una scrittura tramandata da padre a figlio, entrambi funzionari alla corte del Papa e testimoni di quell’epoca tra carestie, terremoti, epidemie, inondazioni e grandi avvenimenti storici. E di Fulvio Valentinelli è stato infine scelto “Il barbiere del reggimento”, raccolta delle lettere scritte alla madre, senza mai abbandonarsi alla disperazione e al lamento, da un alpino che non farà ritorno a casa. Disperso nel tragico inverno russo del ’42.
La giuria ha parallelamente già indicato l’elenco dei “diaristi della lista d’onore” che rispondono ai nomi di Beatrice De Carli, Riccardo Fabbrini, Marian Farago, Elisa Gasparotto, Pietro Santoro, Lucia Sesta e Fabio Uccelli, e ha assegnato due premi speciali: il “Giuseppe Bartolomei” ad “Anche morire non mi rincresce” di Carlo Foglia, e quello per il miglior manoscritto originale ex aequo agli epistolari di Margherita Celli e Guido Sottili “Giorni di vana attesa”, e di Pietro Lenzi “Mia carissima Pupa“. (Marco Fornara)
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