Italiani a Venezia 68. La “Terraferma” di Emanuele Crialese

Emanuele Crialese ci riprova, e a cinque anni da Nuovomondo, film che a Venezia gli portò il Leone d’argento come rivelazione e lo confermò tra [...]

Emanuele Crialese ci riprova, e a cinque anni da Nuovomondo, film che a Venezia gli portò il Leone d’argento come rivelazione e lo confermò tra i registi di prima classe della nuova cinematografia italiana, rieccolo in laguna  con il suo pezzo di “Terraferma”. Un film, un doppio ritorno: alla Mostra di Venezia (uno dei tre italiani in concorso) e alla sua “isola”, quella Lampedusa che in Respiro (altro film premiatissimo, ma a Cannes nella Settimana della critica 2002) ci regalò intensa  poesia.

Storie di migranti e di odissee (di)sperate, storie di uomini separati, o forse riunti dal mare, e dalla terra. Sono le storie che Crialese ama di più, storie che ritornano nella sua filmografia ma che ogni volta promettono altri spunti. Questo però “non è un film sull’immigrazione, ma su di noi. Su chi cerca la propria Terraferma”.

Ed anche Lampedusa non è più la Itaca di Respiro, dice il regista:  “…il mio scoglio sperduto in mezzo al mare è adesso terra di frontiera. Relitti di barche mezze affondate, in attesa di essere cancellate dal mare, motovedette con cannoni e mitragliatrici, confusione e disperazione”.

SINOSSI - Terraferma è l’approdo a cui mira chi naviga, ma è anche un’isola saldamente ancorata a tradizioni ferme nel tempo. È con l’immobilità di questo tempo che la famiglia Pucillo deve confrontarsi. Ernesto (Mimmo Cuticchio) ha 70 anni, vorrebbe fermare il tempo e non vorrebbe rottamare il suo peschereccio. Suo nipote Filippo (Filippo Pucillo)

 ne ha 20, ha perso suo padre in mare ed è sospeso tra il tempo di suo nonno Ernesto e il tempo di suo zio Nino (Giuseppe Fiorello), che ha smesso di pescare pesci per catturare turisti. Sua madre Giulietta (Donatella Finocchiaro), giovane vedova, sente che il tempo immutabile di quest’isola li ha resi tutti stranieri e che non potrà mai esserci un futuro né per lei, né per suo figlio Filippo. Per vivere bisogna trovare il coraggio di andare.

Un giorno il mare sospinge nelle loro vite altri viaggiatori, tra cui Sara (Timnit T.)

 e suo figlio. Ernesto li accoglie: è l’antica legge del mare. Ma la nuova legge dell’uomo non lo permette e la vita della famiglia Pucillo è destinata ad essere sconvolta e a dover scegliere una nuova rotta.

 

Timnit T. che nel film interpreta Sara, ha una storia che merita qualche approfondimento, nelle note di regia Crialese scrive: “Dopo 21 giorni alla deriva, approda a Lampedusa un barcone carico di più di settanta persone. Sepolte dai cadaveri dei compagni di viaggio, soltanto cinque sono sopravvissute. Tra questi c’è un’unica donna: Timnit T. Vado a cercarla. La trovo sorridente, dice di essere nata una seconda volta. […] Sono anni ormai che osservo le immagini di questi barconi che approdano sulle nostre coste, che ascolto i racconti dei sopravvissuti, di coloro che sono riusciti a “rimanere a galla”. La stampa parla di “esodo”, “tsunami umano”, “clandestinità”, “immigrazione”. Guardando Timnit mi sembrano parole vuote. Lei non porta quei nomi. Non corrisponde a quelle parole. Timnit ha lo sguardo di chi ha rischiato la vita per cambiare la sua storia, ha attraversato il mare, un’altra odissea, un altro viaggio verso l’evoluzione. Finché ci sarà vita sulla terra gli uomini partiranno per migliorare loro stessi.Il movimento è azione e l’azione è conoscenza.Come si può negare ad un uomo il diritto di andare, di cercare, di conoscere e quindi di evolversi?

 […] Ritorno da Timnit e le domando di imbarcarsi con me, su una barca immaginaria, quella della rappresentazione. Le propongo di reinterpretare alcuni momenti della sua storia vera con l’intesa e l’intento di poter cambiare, di poterla riscrivere, ricreare. Le propongo l’incontro con un’altra donna, un’isolana, con la stessa voglia di andare, di ricostruire altrove, per migliorare se stessa per aiutare suo figlio a crescere senza paura”.

Oggi Timnit, che all’epoca del suo fortunoso approdo aveva 27 anni e proveniva dall’Africa Centrale, vive nei Paesi Bassi, si è sposata, ed è in attesa del suo primo figlio .

Foto di Angelo Turetta

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