Madonne d’Abruzzo tra Medioevo e Rinascimento, a Rimini

Il titolo della mostra, “La sapienza risplende. Madonne d’Abruzzo tra Medioevo e Rinascimento”, è tratto da un’epigrafe in calce alla superba Madonna duecentesca di Sivignano. [...]

Madonne d’Abruzzo tra Medioevo e Rinascimento

Il titolo della mostra, “La sapienza risplende. Madonne d’Abruzzo tra Medioevo e Rinascimento”, è tratto da un’epigrafe in calce alla superba Madonna duecentesca di Sivignano. Quella che recita “Nel grembo della Madre risplende la sapienza del Padre”.
Dal 21 agosto al 1° novembre nei musei comunali di Rimini, verrà presentato un insieme di dipinti e sculture lignee che coprono l’arco cronologico tra la fine del secolo XII e gli inizi del Cinquecento.
Proprio la “Madonna di Sivignano” fu riscoperta e “salvata” da Federico Zeri negli anni Sessanta da un increscioso episodio di vendita clandestina. Il fatto venne sventato dagli abitanti del paese che fecero di tutto per nascondere la “loro” Madonna, impedendone così l’alienazione.

Alcune di queste opere non uscirono indenni dal terremoto del 2009, ma sono state subito restaurate tornando a essere testimoni di una sintesi d’influssi di varia origine culturale e di una devozione profondissima.
L’evento promosso dal “Meeting per l’amicizia fra i popoli” comprende una ventina di esemplari tra i quali alcuni dello scultore Silvestro dell’Aquila e delle Maestà che, nell’imponenza della rappresentazione e nella loro smagliante veste cromatica.
Le “Madonne con Gesù bambino” ostentano un’intensa vivacità di affetti con chi le osserva. Sotto i riflettori ecco per esempio quella di Castelli, che in antico era conservata nella distrutta abbazia di San Salvatore, e poi la “Madonna di Ambro”, proveniente in origine da San Pio di Fontecchio, nei pressi dell’Aquila.
La prima è intagliata in due blocchi cavi di legno di noce che conferiscono una consistenza monumentale al compatto gruppo: la Vergine sfuma il suo ruolo di regina, descritto dalla corona un tempo ornata di borchie di vetro, in un’espressione confidenziale, mentre il Bambino ha uno sguardo fermo, assorto e giudice.
Nella “Madonna di Ambro”, si nota la sontuosa acconciatura di Maria, ai “pendilia”, i fili di perle che ricadono come quelli di un’imperatrice di Costantinopoli. La sua regalità si addolcisce nella maternità, tanto da essere definita anche “del latte”. Si potranno ammirare anche un’altra “Madonna del latte”, quella di Montereale, e quella in trono con il bambino della prima metà del ’300, attribuito al maestro del duomo di Spoleto e ospitato dalla chiesa aquilana di San Silvestro.
Tra i capolavori del Rinascimento non si può dimenticare la “Madonna in trono con angeli” di Saturnino Gatti, pittore che s’innesta nel solco della tradizione del centro Italia, simile nella finezza al Pinturicchio e nell’eleganza ai maestri umbri e laziali del ’400. E dal museo nazionale d’Abruzzo arriveranno la “Madonna con il Bambino” dello stesso Gatti, una tavola dipinta a tempera del primo decennio del ’500, e un’altra tempera su pergamena incollata su tavola di pino: una “Madonna del latte” realizzata da un pittore abruzzese d’influenza bizantina nella seconda metà del ’200.
Info  0541.783100. (Marco Fornara)

 

Maestro della Madonna del Duomo di Spoleto: Madonna in trono con il Bambino Secolo XIV (prima metà), Legno intagliato e dipinto, h 153 L’Aquila, Chiesa di San Silvestro

 

Saturnino Gatti: Madonna con il Bambino Primo decennio del XVI secolo, Tavola dipinta a tempera, 175 x 92 cm L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo

 

 

 

 

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