Il pittore dell’urlo lanciato nel rosso di un tramonto frastornante, il pittore della disperazione, della solitudine dell’uomo e dell’inafferrabilità del dolore subconscio, il pittore della perdita e dell’assenza di Dio.
Un pittore pienamente moderno secondo Angela Lampe e Clemente Chéroux, curatori della mostra “Edvard Munch, l’occhio moderno”. Una mostra di respiro europeo, organizzata col Museo Munch di Oslo (www.munch.museum.no) e aperta dal 21 settembre al 9 gennaio 2012 al Centre Pompidou di Parigi (www.centrepompidou.fr) e che andrà successivamente alla Schirn Kunsthalle di Francoforte ( 9 febbraio – 13 maggio), poi alla Tate Modern di Londra( 28 giugno – 12 ottobre).

Autoritratto fotografico 1908-1909 © Munch Museum / Munch-Ellingsen Group / BONO 2011 © Adagp, Paris 2011
A tracciare un percorso straordinariamente intenso nell’opera dell’artista norvegese sono 140 opere tra dipinti (una sessantina), fotografie, stampe d’epoca, opere su carta, pellicola, e una delle rare sculture. Uno squarcio di luce nuova sull’opera di Edvard Munch (1863-1944) per sottolinearne la “modernità abbagliante” e andare oltre la mitologia che il tempo gli ha costruito attorno.
Mitologia che ne fa dell’artista il recluso del 19 ° secolo e il più tormentato. Vera mamma dal cielo per gli studi degli psicologi. A giocare a favore di queste letture psicoanalitiche, la sua malinconia scandinava, quella che si associa alla scarsità di luce dei paesi del Nord, e poi la malattia, i lutti ripetuti, i drammi sentimentali, i problemi di alcool e la depressione.
Quale vita non ne resterebbe segnata, quale arte ne resterebbe immune? La mostra sottolinea tuttavia come pari influenza sia arrivata a Munch dall’esterno, dal suo tempo, dalle tendenze dell’epoca. Munch ha viaggiato, e ha moltiplicato i suoi incontri e le esperienze.
E poco si considera che fu artista molto aperto al dibattito estetico del suo tempo, in costante dialogo con le forme di rappresentazione più contemporanea: la fotografia, il cinema, il teatro. “Ho imparato molto della fotografia. Ho una vecchia scatola con la quale ho preso innumerevoli foto di me stesso. Il risultato è spesso sorprendente. Un giorno quando sarò vecchio, e non avrò niente altro di meglio da fare che scrivere la mia autobiografia, tutti i miei autoritratti appariranno allo scoperto “. dichiarò in un’intervista a Hans Tørsleff, nel 1930.
MOTIVI DI MODERNITÀ

Autoritratto fotografico con cappello © Munch Museum / Munch-Ellingsen Group / BONO 2011 © Adagp, Paris 2011
Se le sperimentazioni “fotografiche” fanno di Munch un precursore, per dimostrare l’ipotesi iniziale, quella della modernità dell’artista, la mostra sottolinea una serie di temi cruciali. La riproducibilità dell’opera d’arte, intanto, la questione più urgente, fondamentale dell’arte del Novecento che da Munch fu affrontata costantemente (e ben prima di Warhol) attraverso un’infinità copie e variazioni.
Sei le versioni del bambino malato, come delle Giovani Donne sul ponte, una dozzina quelle del vampiro; senza considerare le grafiche.
Le ragioni di tali ripetizioni sono molteplici. E’ capitato che la tela originale fosse distrutta, venduta o copiata per un collezionista e che l’artista desiderasse approfondire il modello. Ma da non sottovalutare il valore catartico della ripetizione.
A forza di ripetere, il modello, spesso ridotto alla sua forma più semplice, diventa autonomo. Alla fine esiste per se stesso, come una sorta di marchio, come una firma.
Edvard Munch morì il 23 gennaio 1944 a Oslo, anno segnato dalla scomparsa di altre due figure di primo piano: Wassily Kandinsky e Piet Mondrian. Munch è stato quindi contemporaneo di questi due pittori che hanno lasciato un segno duraturo l’arte del XX secolo. Eppure è generalmente considerato un artista del XIX secolo, un simbolista o pre-espressionista, facilmente collocato nella cronaca d’arte accanto a Vincent Van Gogh e Paul Gauguin.
Munch è certamente nato nel 1863 e ha iniziato a dipingere nel 1880, ma tre quarti della sua produzione arrivano dopo il 1900. Con l’eccezione della mostra del 2002 al Museum of Art di Atlanta, la maggior parte delle retrospettive dedicata all’artista dopo la sua morte si sono concentrate sulla produzione nel 1890 con dipinti come L’Urlo, Il bacio , Vampiro, la pubertà, ecc. Mentre alcuni di questi lavori sono compresi, a titolo di preambolo, questa mostra è più interessata alla produzione dopo il 1900 e alla figura dell’artista pienamente in sintonia con i tempi.
La sua consapevolezza che l’industria cinematografica o la stampa illustrata avrebbero introdotto nuove forme di narrazione formale. Aveva capito molto bene come i film, le fotografie, o il teatro di August Strindberg e del suo amico avrebbero generato nuove relazioni spaziali con la rappresentazione e avrebbero contribuito a una ridefinizione del ruolo dello spettatore, chiamato ad un ruolo più attivo, quello dell’interpretazione.

La Retina dell'artista. Illusione ottica creata dalla malattia oculare 1930 © Munch Museum / Munch-Ellingsen Group / BONO 2011 © Adagp, Paris 2011
Così le forma vanno a smaterializzarsi, i colori a definire altri spazi (ottici) E se l’acquisto di una piccola telecamera portò Munch ad un approccio diretto coi nuovi strumenti, emblematica è l’ultima sezione della mostra che presenta una serie di disegni e dipinti realizzati da Munch nel 1930, quando un’emorragia all’occhio destro cominciò a disturbare la sua visione.
Il disegno e la pittura di allora interpretano ciò che l’artista vedeva attraverso il suo occhio, Munch diventa il suo sguardo, la sua visione. In effetti dipinse “ciò che vedeva” ma superando l’aspetto naturalistico o realistico cercò di rappresentare il filtro del suo guardare con un occhio solo (vedi immagine).
In breve, s’interessò alla mediazione dello sguardo con l’occhio stesso, così come capita, in un dibattito senza fine, con la fotografia e il film. Più moderno di così.

Rosa Meissner all’Hotel Rohn, Warnemünde© Munch Museum / Munch-Ellingsen Group / BONO 2011 © Adagp, Paris 2011

Neve fresca sulla strada, 1906 - © Munch Museum / Munch-Ellingsen Group / BONO 2011 © Adagp, Paris 2011

Lavoratori rincasano 1913-14, © Munch Museum / Munch-Ellingsen Group / BONO 2011 © Adagp, Paris 2011

Pubertà, 1894-95, © Nasjonalmuseet for kunst, arkitektur og design, Oslo, Norvège © Adagp, Paris 2011

Autoritratto con quadri, 1907 - © Munch Museum / Munch-Ellingsen Group / BONO 2011 © Adagp, Paris 2011
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