Da Pavia a Ferrara due mostre settembrine per un viaggio nel mito della “Ville lumiére”.
Ci sono luoghi che in certi momenti hanno dettato l’indirizzo della cultura ai secoli a venire, si tratta di periodi brevi se confrontati alla storia dell’uomo, ma fondamentali a determinare ciò che siamo diventati: l’Atene di Pericle, la Firenze del Magnifico e la Parigi a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, tanto per citare gli esempi classici.
E fermiamoci a Parigi, perché è nella capitale francese che nella sessantina d’anni compresa dalla seconda metà dell’800 e i primi decenni del ‘900 l’arte ha fatto il suo incontro definitivo con la modernità.
La Parigi che recitava una canzone del tempo è “una bionda che piace a tutti””.
La Parigi dei caffè, la città dei bohemién, degli aristocratici, dei benpensanti e dei libertini, la città degli Impressionisti e culla di tutte le correnti novecentesche che ai “maestri della luce” restano debitrici (espressionismo, astrattismo informale, astrattismo geometrico ecc…).
Un primato culturale che Parigi perderà prima della Seconda guerra mondiale, quando il cuore pulsante dell’arte si sposterà lungo l’asse Londra – New York, ma il mito resisterà.
Un mito, come quella collina di Montmartre raccontata nella mostra che dal 17 settembre al 18 dicembre sarà aperta alle scuderie del castello Visconteo di Pavia (www.scuderiepavia.com ).
Attraverso 80 opere di Edgar Degas, Henri Toulouse-Lautrec, Federico Zandomeneghi le suggestioni che il quartiere parigino ispirò agli artisti tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900.
Chiamatele coincidenze, ma l’esposizione che l’11 settembre aprirà al palazzo dei Diamanti di Ferrara in qualche modo è l’involontaria continuazione della mostra di Pavia. Qui si guarda alla Parigi degli anni Venti, in un viaggio che si sviluppa attraverso le creazioni di grandi all’apice della loro carriera.
Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Modigliani, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí.
DEGAS, LAUTREC, ZANDO’. LES FOLIES DE MONTMARTRE
Fu Degas a guardare per primo alla vitalità di Montamartre. Per primo, raccontò l’universo delle giovani e belle donne intente alla toeletta, le corse dei cavalli, il mondo equivoco dei cabaret e dei café-concert, quello del circo e delle case chiuse, e soprattutto quello del balletto.
A questa riserva di temi e soluzioni compositive attinse anche Zandò, come veniva soprannominato dagli amici francesi Federico Zandomeneghi, uno dei tre italiani a Parigi.
Un universo che divenne centrale nella produzione di Henri de Toulouse-Lautrec (al quale peraltro sarà dedicata dal dieci settembre una mostra alla Fondazione Magnani Rocca ) che identificò non solo la propria arte ma anche la propria vita nella cultura di Montmartre, quella che si respira osservando la Tête de femme della Fondation Bemberg di Toulouse e Au café: le patron et la caissière chlorotique del Kunsthaus di Zurigo.
I personaggi da lui ritratti sono divenuti icone, protagonisti e simboli del vero e proprio mito di Montmartre.
La mostra, curata da Lorenza Tonani, è ideata, prodotta e organizzata da Alef – cultural project management (www.alefcultural.com)

Federico Zandomeneghi, Il Moulin de la Galette, 1878-90, pastello su carta, courtesy Galleria Sacerdoti, Milano
GLI ANNI FOLLI. LA PARIGI DI MODIGLIANI, PICASSO E DALÍ. 1918-1933
Un salto in avanti, finita la Prima guerra mondiale, c’è voglia di rinascita , la vitalità artistica di Parigi si alimenta delle creazioni di grandi maestri protagonisti dell’epopea artistica raccontata dalla mostra di palazzo dei Diamanti (www.palazzodiamanti.it )fino all’8 gennaio.

Man Ray: Cadeau, 1921 (edizione del 1974). Courtesy Fondazione Marconi, Milano. Man Ray © Man Ray Trust, by SIAE 2011
Gli “anni folli”, i costumi liberali, il fermento intellettuale, il clima cosmopolita, i teatri, i caffè, il jazz, le gallerie attirano da ogni parte del mondo nella capitale francese musicisti, scrittori, coreografi, cineasti e artisti.
In quella che Hemingway definirà una “festa mobile”, la città diventa laboratorio internazionale di idee e creatività prima che l’avvento del Terzo Reich in Germania cambi in maniera irreversibile il clima europeo.
La mostra prende le mosse dalle opere di due impressionisti ancora attivi nel primo dopoguerra. La monumentale Fonte di Renoir che rivela ai contemporanei la forza di una rilettura moderna dell’arte classica e rinascimentale, e il Ponte giapponese di Monet che li introduce alle soglie dell’astrazione.
Le eco della vita bohémien nei ritratti e nei nudi della cosiddetta “Scuola di Parigi”, quella variegata costellazione di giovani artisti stranieri che contava nomi come Modigliani, Chagall, Van Dongen, Foujita o Soutine.
Il cubismo dei capolavori Mandolino, bicchiere, fruttiera e frutta di Picasso e de Il tavolino rotondo di Braque; il moderno classicismo di Derain e De Chirico, le sperimentazioni geometriche dell’olandese Piet Mondrian ispirate a quel principio di ordine universale nel quale l’artista trovava la propria risposta alle ansie del periodo postbellico. E poi il dadaismo e il surrealismo che irrompono sulla scena artistica parigina con un’immensa carica d’ironia e provocazione. In mostra come esempi emblematici i ready made di Duchamp, Cadeau di Man Ray e L’oeil – Camera una delle celebri “macchine inutili” di Picabia.
Dopo una parentesi dedicata ai lavori che alcuni grandi artisti del tempo dedicarono al teatro, la mostra si chiude con le tele e le sculture di Ernst, Miró, Masson, Magritte, Tanguy, Giacometti e Dalí, dense di immagini oniriche e perturbanti, finestre aperte sul meraviglioso che invitano a risvegliare desiderio e immaginazione.
LES FOLIES DE MONTMARTRE

Henri de Toulouse-Lautrec, Au café: le patron et la caissière chlorotique, 1898, gouache su cartone, Kunsthaus, Zürich
GLI ANNI FOLLI

Giorgio de Chirico Due figure mitologiche, 1927 Olio su tela. Mart, Collezione L.F. © Archivio Fotografico Mart. COPYRIGHT By SIAE 2011: Giorgio de Chirico, Fernand Léger

Joan Miró La regina Luisa di Prussia, 1929 Olio su tela. Foto Michael Bodycomb. Joan Miró © Successió Miró, by SIAE 2011

Pablo Picasso: Mandolino, bicchiere e fruttiera, 1924 Olio su tela. Zurigo, Kunsthaus. Pablo Picasso © Succession Picasso, by SIAE 2011

Amedeo Modigliani: Nudo, 1917 Olio su tela. New York, Solomon R. Guggenheim Museum, Solomon R. Guggenheim Founding Collection
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