La storia dell’arte, qualunque essa sia, è costellata della presenza e delle carriere di protagonisti gay. E la musica non viene meno. Kurt Hummel, Ricky Martin e Freddy Mercury sono un esempio di omosessuali di successo.
Perfino il più ottuso eterosessuale conservatore non può impedirsi di ammettere che l’omosessualità dal punto di vista creativo ha sempre dato una marcia in più. Non serve arrivare ai presunti gay Leonardo Da Vinci o Michelangelo Buonarroti, basta tornare ad Oscar Wilde per convincersene.
E se fino a qualche decennio fa (per comodità prendiamo come data gli anni ’90) l’essere gay era un’onta da soffocare nelle mura domestiche, con l’arrivo del Terzo millennio, il ”coming out” di artisti omosessuali sembra all’ordine del giorno, ne saltano fuori da tutte le parti, ed è ovvio che sia così, se non è fatto per promozione e per guadagnarsi la prime pagine dei giornaletti scandalistici di quarta categoria.
Tutto il mondo artistico ed in particolare quello musicale, da secoli ha a che fare con l’omosessualità. Partendo dai protagonisti recenti, abbiamo Kurt Hummel, attore gay della serie “Glee” che incontra il personaggio apparentemente gay Blaine Anderson, con quale inscena una coreografia su “Teenage dream” di Kate Perry.
Qualche mese fa, con il doveroso tam tam mediatico, Hummel si è guadagnato le prime pagine confermando di essere gay. Ricky Martin, prima di lui, ha distrutto i sogni erotici di milioni di fan femminili quando nel 2010 si è dichiarato un “omosessuale felice di esserlo”.
In Italia la “confessione pubblica” è arrivata l’ottobre scorso da Tiziano Ferro, che ha poi raccontato la sua storia in un libro dal sapore liberatorio “Trent’anni e una chiacchierata con papà” (ed. Kowalski).
Chissà i santi che saranno stati chiamati a raccolta. Adam Lambert, in quanto ad ammissione di omosessualità al momento giusto, sembra uno degli eroi. Quando registrò “American Idol”, guadagnò spazio su “Rolling Stone” e vedette al netto più di 800 mila copie dell’album “For your enterteinment”.
Jill Sobule, negli anni ’90, quando dichiarare la propria omosessualità era ancora un rischio per la carriera, prima dell’attuale Katy Perry, cantò “ho baciato una donna e mi è piaciuto” e salì alla posizione 75 dalla Hot 100.
Altra promozione gratuita? Nel 2007 Enrique Iglesias ha fatto addirittura promozione per l’ammissione di omosessualità rivolta a tutto il mondo LGBT con il brano “Hero”.
L’elenco è lungo ed uno degli ultimi, in ordine di tempo, protagonisti del mondo gay è una non gay, per quello che si sa. È Lady Gaga., la Germanotta che nella sua apparizione all’Euro Pride di Roma s’è lanciata in un veemente intervento a braccio in difesa delle comunità omosessuali del pianeta.
Finora si è parlato di protagonisti di musica non proprio “maschia”, quindi si potrebbe dire che una caduta verso il proprio sesso è auspicabile, ma quando salta fuori che anche uno come Rob Halford, mr Judas Priest, ha il “vizietto”, possono quanto meno cadere le braccia. Per carità, che continui, però… fa un po’ strano.
Madonna fece la sua con “Vogue” e Freddie Mercury, che mai rivelò la sua omosessualità o quanto meno la bi – sessualità fino all’ultimo, riuscì almeno a sponsorizzare la difesa dall’Aids con la sua morte nel 1991, che scatenò il cordoglio dei colleghi a Wembley nell’aprile del ’92. E’ saltato agli onori delle cronache la decisione di Elton John e David Furnish di avere un bambino, con utero prestato ovviamente, che portò alla nascita di Zachary Jackson Levon Furnish – John. Chissà che vita farà, poverino, con quel nome. Questo è solo un sunto di casi emblematici della vita gay nella musica di questi tempi e fa pensare. Anche perchè se non sei un musicista di successo il “coming out” è ancora una bella prova di coraggio. (Davide Rabioli)
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