Mostra di Venezia. Il viaggio di Pippo Delbono tra amore e carne

Dopo La Paura, film portato a Locarno nel 2009 e interamente girato con un cellulare, ancora un telefonino come strumento  – ma questa volta c’è [...]

Dopo La Paura, film portato a Locarno nel 2009 e interamente girato con un cellulare, ancora un telefonino come strumento  – ma questa volta c’è anche il supporto di una telecamera – del nuovo viaggio cinematografico firmato da Pippo Delbono.

Per l’attore-artista-cineasta – danzatore molto amato dalla critica ancora poco conosciuto al grande pubblico, una prossima partecipazione dalla Mostra di Venezia dove  presenterà, nella sezione Orizzonti, Amore carne film prodotto assieme a Cinémathèque suisse e Casa-Azul . Protagonisti:  Bobò, Irène Jacob, Marie-Agnès Gillot, Margherita Delbono, Sophie Calle, Marisa Berenson, Tilda Swinton e Pippo Delbono. Intervallando testimonianze a testi poetici (Arthur Rimbaud, Pier Paolo Pasolini, T. S. Eliot), luoghi e volti, il film si configura come un cammino fatto di suggestioni che parte da una rivelazione, i suoi 22 anni di sieropositivà.

 

Delbono

LA SINOSSI –  Nel corso dei viaggi, la piccola camera o il telefonino di Pippo Delbono catturano momenti unici, incontri ordinari o straordinari.

Da una camera d’albergo a Parigi ad un’altra a Budapest, i percorsi intrecciano un tessuto del mondo contemporaneo. Insieme a tutti questi testimoni, alcuni famosi, altri no, che dicono o danzano la loro visione dell’universo.

A volte la camera agisce di nascosto. A volte riprende gli attimi che precedono una catastrofe – come il terremoto de L’Aquila. Oppure il dopo, come a Birkenau. Gli incontri (con sua madre, gli amici, gli estranei) sono altrettante immagini del mondo di ieri, di oggi, di domani. Un mondo che qualcuno racconta attraverso la musica (come il compositore e violonista Alexander Balanescu) o il gesto (come Marie-Agnès Gillot, danzatrice étoile de l’Opera di Parigi), oppure attraverso le parole (come l’attrice Irène Jacob) o il silenzio (come Bobò, lo storico attore sordomuto di Delbono, o come l’artista Sophie Calle e l’attrice Marisa Berenson). Da un’immagine all’altra, da un testo all’altro, da uno spazio all’altro, la camera ci parla dell’amore. Della poesia. E della carne.

Con ciò che comporta di passione, ombra, dolore, tragedia e umorismo.

Marie-Agnès Gillot

« Un viaggio tra un esperienza di morte e un desiderio di vita. – scrive il registaUn viaggio che ho fatto portando con me un telefonino e una piccola camera, mezzi leggeri che mi hanno permesso di guardare e di essere guardato. Di usare la camera come un movimento degli occhi.

Gli occhi che guardano camminando, si fermano, rallentano, cercano, sono insicuri, scoprono. C’è la memoria ancora presente di una carne malata ferita ma c’è anche il mio desiderio di trasformare la ferita in una nuova linfa.

C’è il desiderio degli altri, il bisogno degli altri, c’è il mio cercare di cogliere con la camera quegli attimi irripetibili, veri. C‘è il desiderio di raccontare attraverso un cinema che non vuole documentare la realtà ma guardarla diventare sogno, poesia.

Per cercare quelle linee segrete che uniscono le cose che non capiamo. Per scoprire sceneggiature nascoste, trame nascoste che stanno dietro all’apparente casualità delle cose».

Mama

 

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