Campomaggiore Vecchia: un week end nella “Città dell’utopia”

E’ più di un secolo, esattamente 126 anni, che Campomaggiore Vecchia è diventato un borgo fantasma. Ora, però, è interessata da un progetto di rivalorizzazione. [...]

E’ più di un secolo, esattamente 126 anni, che Campomaggiore Vecchia è diventato un borgo fantasma. Ora, però, è interessata da un progetto di rivalorizzazione. E dal 6 agosto, e sino a fine mese, le sere di ogni sabato e domenica lì verrà rappresentato lo spettacolo “La città dell’utopia” diretto dal regista Giampiero Francese. Repliche sono previste anche venerdì 12 e a Ferragosto.
Visitare questa pittoresca località della provincia di Potenza, che si estende a quota 810 metri, è un’esperienza che vale davvero la pena di vivere. Le case sono disposte a scacchiera e ogni famiglia aveva della terra da coltivare con degli ulivi e una vigna. Gli abitanti l’abbandonarono a seguito di una frana.
La qualità della vita era alta e il luogo era conosciuto come il “Paese dell’utopia”. Tutto cambiò il 2 febbraio 1885. Una leggenda racconta che due contadini furono avvisati dalla Madonna di un imminente disastro.
Visto crollare il ponte che stavano per attraversare, e su cui i muli che erano con loro si erano rifiutati di salire, chiamarono a raccolta l’intera popolazione invitandola a lasciare i propri alloggi.

 

L’intera Campomaggiore Vecchia, alla pari di alcuni quartieri di Campomaggiore Nuova, è anche interessata dal parco della scultura. Artisti internazionali hanno scolpito delle opere come “Millennium” di Francesco Viola, “La stella invisibile” di Miguel Ausili, “Riflessioni” di Michele Benedetto, e così via.
Il villaggio antico si sviluppa su tre terrazzi collinari che guardano verso la sponda sinistra dell’alto corso del fiume Basento. L’insediamento fu voluto nel ’700 dalla famiglia Rendina che ne comprese il potenziale agricolo. E ancora oggi si può spaziare dal palazzo baronale con le sue possenti mura alla chiesa di Santa Maria del Carmelo la cui statua, risalente al secolo XVIII, è stata spostata nella novecentesca parrocchiale di Campomaggiore Nuova.
La collegiata di Campomaggiore Vecchia, posta in piazza dei Voti di fronte alla residenza nobiliare e con facciata dallo stile neoclassico, ha ancora, quasi intatto, il campanile.
Un’altra sosta va effettuata al “Ponte della vecchia” del 1407 che si presenta con una caratteristica figura a schiena d’asino. E, alzando lo sguardo, si notano le verdi alture ricoperte da castagni e querce, e le grandiose formazioni rocciose conosciute come le “Dolomiti lucane”.
Andando verso nord, e percorsi tre chilometri, si raggiunge poi la regione Montecrispo con la Casina della contessa, una villa di campagna settecentesca dove i marchesi trascorrevano gran parte dell’estate. E accanto alla dimora ecco, della stessa epoca, un frantoio e un laboratorio del vino.

Campomaggiore (foto di Luigi Cannella)

 

Concluso l’itinerario, è suonata l’ora di mettersi a tavola. Tre i primi consigliati: dai cavatelli alla lucana fatti in casa con peperoni cruschi, salsa di pomodoro e olive nere fritte, e accompagnati da abbondante cacioricotta, alle orecchiette con condimento di agnello, e alle tipiche manate con la mollica, una sorta di tagliatelle con un saporitissimo sugo a base di salsiccia aromatizzata con aglio fresco e seme di finocchio.
E pure per i secondi non c’è che l’imbarazzo della scelta: dal Cutturidd, pecora vecchia bollita almeno quattro ore con patate, sedano, cipolla e pomodoro, ai Gnumeridd, involtini di fegato e polmone di capretto.
Come dolce, non si può non assaggiare uno dei tanti biscotti tipici del paese. (Marco Fornara)

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