Grottaglie, la curiosa mostra “Ceramica da vino tra Settecento e Novecento”

Bacco incontra la creta in una mostra a Grottaglie. “Ceramica da vino tra Settecento e Novecento” è il tema, e il titolo, dell’evento che si [...]

Locandina della mostra

Bacco incontra la creta in una mostra a Grottaglie. “Ceramica da vino tra Settecento e Novecento” è il tema, e il titolo, dell’evento che si terrà nella cornice del giardino ottocentesco di Casa Vestita da giovedì 4 sino al 31 agosto.
In quei tre secoli, il borgo pugliese ha dettato legge, e soprattutto stile, nel campo della ceramica rustica meridionale. E’ una tradizione praticamente millenaria. Si potranno ammirare ciotole, calici, bicchieri e persino uno smisurato capasone.
Risalente al 1926, il recipiente è alto un metro e settanta e largo novanta centimetri, e ha una capacità di seicento litri di vino. Nel percorso espositivo saranno presenti circa 130 manufatti rigorosamente monocromi, la maggior parte nella colorazione giallo miele e verde ramina.
Si partirà da una composizione di anfore vinarie romane, riprodotte negli anni Sessanta, per poi procedere anche attraverso sruli, cucchi, quartare, piatte, trimmoni, vacaturi, sruli a secretu, minzane, buttije, una spiritera in argilla da fuoco, e numerosi capasoni sia alla capuana che alla vurtagghiese. Questa produzione, spesso declassata rispetto a quella faenzara, racchiude in sé una stratificazione formale e funzionale che affonda le proprie radici nel basso Medioevo.
Si giungerà infine ai calici liturgici: contenitori in cui la bevanda di Bacco abbandona la sua natura profana e si eleva al divino.

 

L’iniziativa nasce dalla passione collezionistica per la ceramica d’uso che è profondamente radicata nel promotore Cosimo Vestita, appartenente a una famiglia da diverse generazioni di ceramisti.
In svariati decenni, ha messo insieme una raccolta ora “protagonista” di questa mostra curata dall’archeologo Simone Mirto e dalla Bottega Vestita. L’esposizione, inserita nella rassegna estiva “Vino… è musica”, si propone di restituire proprio alla ceramica d’uso la dignità che essa merita per il colore e l’eleganza delle linee che sa esprimere.

 

Il periodo di maggiore fulgore artistico ed economico fu quello dell’ ottocento.

Allora gran parte della popolazione era impiegata nelle botteghe che realizzavano questi oggetti e quanto usciva dalle fornaci veniva esportato in regioni vicine come la Calabria e la Basilicata, ma anche nei mercati della Turchia, dell’Albania, dei Balcani e di numerose isole dell’arcipelago greco favorite dalla vicinanza con lo snodo commerciale del porto di Taranto. (Marco Fornara)

 

 

Srulo e piatta

 

Trimmoni bianchi

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