Tutto è partito dalla presenza di un buon numero di opere dell’artista albanese Michele Greco da Valona in territorio abruzzese e molisano. Ecco così l’allestimento della mostra “Il Rinascimento danzante. Michele Greco da Valona e gli artisti dell’Adriatico tra Abruzzo e Molise” che sarà visitabile per quasi due mesi al museo della Marsica, ospitato dal castello Piccolomini di Celano, in provincia di L’Aquila.
L’esposizione s’è aperta l’altro giorno e chiuderà il 25 settembre. A curarla sono i soprintendenti ai beni storico-artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo e del Molise, rispettivamente Lucia Arbace e Daniele Ferrara. I loro sforzi sinergici hanno permesso di approfondire le manifestazioni, nelle aree di loro competenza, di quel filone denominato “Rinascimento adriatico”.
L’evento porrà l’accento sulla circolazione di autentici maestri tra le due sponde del mare che separa l’Italia e la penisola balcanica. Fu nei primi anni del Cinquecento che Greco, artista proveniente dall’Albania, si spostò in direzione dell’Abruzzo, e da qui in Molise raggiunto tramite l’importante direttrice nord-sud rappresentata dal tratturo, un largo sentiero in parte erboso e in parte pietroso, che collega L’Aquila con Foggia.
Chiamato anche “Tratturo del re” e “Tratturo magno”, con i suoi 244 chilometri è il più lungo tra quelli italiani. Giunto alla meta, lavorò per la collegiata di Santa Maria Maggiore di Guglionesi. Se questa figura appare come emblematica di una commistione di culture quali il retaggio bizantino e il Rinascimento italiano, grande rilievo hanno anche personaggi come Iacobello del Fiore, Carlo Crivelli e Pietro Alamanno che, per un secolo a partire dalla fine del Trecento, scesero da Settentrione lungo la costa adriatica diventando esempio e portavoce degli orientamenti maturati in Veneto.
Probabilmente la regione più storicamente aperta ai rapporti culturali con i territori che si affacciano sull’Adriatico e con le nazioni di cultura bizantina.
Info 0863.792922. (Marco Fornara)
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