Per sintetizzare quali sentieri traccerà questa 68ma Mostra di Venezia, presentata stamattina, ma al via il 31 agosto, il punto di partenza non potevano che essere i numeri.
Saranno 65 i film (lungometraggi) che passeranno al Lido in prima mondiale, di questi 22 nel concorso principale, Venezia 68; 19 fuori concorso e 24 nella sezione Orizzonti.
Non male, tanto più che per la prima volta nella storia della Mostra dal dopoguerra a oggi tutti i lungometraggi nelle sezioni ufficiali sono in prima assoluta.
I Paesi rappresentati nelle varie sezioni ufficiali saranno 34, forte la presenza dei film in lingua inglese: 12 film americani (5 dei quali in concorso per il Leone d’oro Ami Canaan Mann, George Clooney, Abel Ferrara, William Friedkin, Todd Solondz), 6 quelli inglesi 3 dei quali nella selezione principale (Tomas Alfredson, Andrea Arnold, Steve Mcqueen); un israeliano, Eran Kolirin; due australiani.
Corposa anche la presenza europea e, limitandoci ai soli titoli in corsa per il Leone d’oro, ecco tre film francesi (Philippe Garrel, Roman Polanski, Marjane Satrapi con Vincent Paronnaud), un film tedesco (David Cronenberg), un greco (Yorgos Lanthimos), un russo (Aleksander Sokurov ) e nessuno spagnolo.
Per l’America Latina solo tre titoli nella selezione Orizzonti: l’argentino Nocturnos di Edgardo Cozarinsky, il brasiliano Girimunho di Helvécio Marins Jr. e Clarissa Campolina; il cileno José Luis Torres Leiva con Verano. Malgrado il forte impulso vissuto dal cinema cinese, alla Mostra troviamo un solo titolo Wokou de zongji (The Sword Identity) di Xu Haofeng nella sezione Orizzonti, mentre per l’Oriente, ben rappresentato è il Giappone, con sei titoli di cui uno in corsa per il Leone d’oro: Himizu di Sion Sono.
Curiosità, ci sarà anche un film samoano, di Tusi Tamasese O le tulafale (The Orator), nella sezione Orizzonti.
Relativamente alla proposta italiana, oltre ai tre film in concorso a Venezia 68 e a quelli presenti nella altre sezioni ufficiali, ai quali dedicheremo ampi approfondimenti, da rimarcare la presenza di Ermanno Olmi, con il suo nuovo film Il villaggio di cartone, fuori concorso.
Girato a Bari, il film dell’ottantenne regista racconta le ondate migratorie degli ultimi decenni e il confronto tra due mondi divisi da un pregiudizio.
© Riproduzione riservata


