“Da Finiguerra a Botticelli. I primi laboratori italiani del Rinascimento”. Al Louvre

Un po’ d’Italia a Parigi. Un motivo in più, in questa estate, per fare una puntatina nella Ville Lumiere arriva da una mostra che sarà [...]

Un po’ d’Italia a Parigi. Un motivo in più, in questa estate, per fare una puntatina nella Ville Lumiere arriva da una mostra che sarà visitabile sino al 10 ottobre al Louvre.
E’ quella intitolata “Da Finiguerra a Botticelli. I primi laboratori italiani del Rinascimento”.
In quest’iniziativa curata da Catherine Loisel e Pascal Torres, che nel 2009 hanno già allestito un’altra esposizione su un tema analogo a casa Buonarroti di Firenze, sono presentati una cinquantina fra disegni, stampe e incunaboli, la quasi totalità inediti ed estremamente diversificati nei temi.
Tutti capolavori provenienti dalla collezione del barone Edmond de Rothschild.

 

L’evento, a ben guardare, rappresenta una sorta d’introduzione alla storia dell’arte grafica nella penisola sin dalla sue origini e sino ad arrivare alle esperienze più significative che si sono registrate a Firenze attorno alla metà del ’400.
Non manca un omaggio ad alcuni dei principali pittori e scultori toscani del tempo come Andrea del Verrocchio che fu attivo specialmente alla corte di Lorenzo de Medici.
Si può ammirare, poi, un album su cui hanno lavorato più artisti nel corso di un secolo: sul recto e sul verso di una ventina di fogli, hanno trovato posto immagini di animali, di santi e di paesaggi, ma anche schizzi architettonici e vedute di città. Sotto i riflettori anche il “Ritratto virile” di Benozzo Gozzoli, il “San Sebastiano”, e gli studi d’uomo in piedi e di un ragazzo di profilo di Sandro Botticelli, e altri due studi, questi di Agnolo Gaddi: relativi alla decorazione della cappella Castellani nella chiesa di Santa Croce a Firenze e per una figura allegorica scolpita per la loggia Lanzi.
Una trentina gli incunaboli: dell’orafo Maso Finiguerra, di Peregrino Da Cesana e di Antonio del Pollaiolo. E la dozzina di stampe proposte vennero eseguite da Francesco Rosselli, dallo stesso Pollaiolo e nel laboratorio di Baccio Baldini. Le opere che possono essere ammirate in questi mesi nella capitale francese fanno parte di una raccolta donata al museo situato tra la Senna e Rue de Rivoli il 28 dicembre 1935, poco più di un anno dopo la morte del nobile, dai suoi eredi.
La selezione, che è ospitata dal “Cabinet des dessins”, uno dei sette dipartimenti del sito, riunisce opere di grandissimo valore tanto da rappresentare uno dei più ricchi assortimenti esistenti al mondo di stampe e disegni relativi a quel periodo.
La raccolta messa in piedi un passo alla volta da De Rothschild era complessivamente composta da cinquecento libri illustrati e da quarantamila stampe e tremila dipinti, compresi un centinaio dell’olandese Rembrandt.
Il mecenate ne aveva acquistati una quantità industriale da Christie’s nel 1883. (Marco Fornara)

Piero del Pollaiolo

© Riproduzione riservata

Leggi anche...

Tag